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Flipboard 4.0, il quarto capitolo di una rivoluzione

Nel 2012 ho visto per la prima volta Flipboard, ed ho cominciato ad usarlo. Era la versione 2.0, mentre adesso è uscito Flipboard 4.0.
A quei tempi era poco più di un feed RSS, anche se l’interfaccia e l’esperienza d’uso erano decisamente più accattivanti. L’app era divertente, ma smisi di usarla quasi subito. Forse se avessi conosciuto il vero scopo dell’App, avrei continuato quantomeno a seguirla.

Il fatto che con tutta probabilità state leggendo questo articolo da Flipboard, fa pensare che sappiate di cosa stiamo parlando. Probabilmente non sapete però come ci siamo arrivati, e ancora più probabilmente non sapete dove sta andando l’applicazione che avete tra le mani.

flipboard 4

Flipboard nasce nel 2009 da un brainstorming più o meno ricreativo a casa di Mike McCue, insieme ad alcuni colleghi provenienti da Netscape, TellMe e Paper.  Tra questi ad esempio c’erano anche Evan Doll, ora nel team di sviluppo di iPhone, e John Giannandrea, adesso ingegnere di Google. Altra cosa interessante è che le tre società da cui provenivano di amici di McCue erano società che aveva fondato, o controllato, lui stesso.

Per capire dove andrà una barca non bisogna guardare se o come galleggia, ma chi è il capitano.

Quindi, chi è il fondatore di Flipboard Mike McCue?

Classe 1968, McCue cresce come un normale teenager. Verso fine anni ’70 il padre muore di cancro, e considerate le spese delle cliniche americane, e l’assenza di una assicurazione medica, la famiglia si ritrova costretta ad abbandonare la propria casa ed a vivere supportati dagli assistenti sociali. Il sogno di Mike era di diventare astronauta, e deve rinunciare a una borsa di studio per la US Air Force Academy, per aiutare la madre ed i suoi 5 fratelli.

mike mccue, fondatore di flipboard

I primi lavori di Mike consistono nello scrivere semplici videogiochi, che vende alle riviste locali (gli anni 80 erano molto diversi, i giochi molto più semplici ed a volte veniva proprio ricopiato il codice sui propri computer dalle riviste). Nel 1986, a 18 anni, entra a lavorare in IBM; dovrebbe restarci per un apprendistato di 6 mesi e finisce per restarci quasi 4 anni.

Nel 1989 McCue fonda la sua prima società, la Paper Software, e qui già cominciamo a farci un’idea: l’obbiettivo della compagnia è quello di rendere il computer semplice da usare come la carta. Paper ad inizo anni novanta realizza per prima un sistema per visualizzare contenuti 3D in un browser internet, e Netscape decide di comprarla nel 1996 per 20 milioni di $.

mike mccue, creatore di flipboard

McCue diventa quindi vice responsabile dell’area tecnologica di Netscape, dove lavorerà al progetto “Constellation” una sorta di sistema operativo costruito intorno ad un browser internet (come farà Microsoft con explorer, qualche anno più tardi), chiamato così in onore di una barca in legno che aveva restaurato con il padre. Microsoft si accorge del rischio e “blinda” i costruttori di PC, costringendoli ad installare Windows come unico sistema operativo (e dando il via al celeberrimo provvedimento dell’antitrust).

Qualche anno dopo McCue fonda TellMe, lanciando nel 2000 il primo sistema di riconoscimento vocale effettivamente funzionante. Questa volta Microsoft si compra tutto il pacchetto, nel 2007, pagandolo 800.000 di $. Se vi siete mai chiesti da dove salta fuori Cortana, ecco, adesso lo sapete.

Ed ecco che torniamo a casa di Mike McCue  quella sera del 2009, quando lui, che ha fondamentalmente contribuito a costruire internet come lo conosciamo oggi, ed un gruppo di amici e colleghi, che daranno forma alle moderne versioni di Google e di iPhone, stanno discutendo su cosa avrebbe bisogno il mondo per rendere internet un posto migliore.

La risposta è scontata: Flipboard.

Ora, se mi aveste detto che una App fatta per aggregare articoli sparsi per la rete possa essere la prossima rivoluzione del Web mi sarei chiesto cosa aveste fatto la notte prima. Se mi aveste detto però cosa aveva fatto fino ad allora Mike McCue, e soprattutto che il fondatore di Twitter Jack Dorsey, il co-fondatore di Facebook Dustin Moskowitz e l’attore Aton Kutchner (che fa comunque colore) sono stati i primi finaziatori del progetto, avviato con 10.5 milioni di $ nel 2010, forse avrei avuto le idee un tantino più chiare.

flipboard

Insomma quella sera Mike non ha pensato “toh, perchè non fare una app che raccoglie i feed dei magazine che ci sono Online e li mette assieme con una interfaccia divertente?”. Il concetto alla base del ragionamento è un tantino più strutturato.

Il 2010, oltre ad essere l’anno di lancio dell’iPad, la miglior periferica per leggere i giornali 2.0, è anche l’anno in cui il giornalismo online comincia a strutturarsi più seriamente. Se gli anni 90 sono quelli della nascita e i primi 2000 sono gli anni dell’interazione di internet, il 2010 segna in un certo senso uno scatto in avanti del web, con il consolidarsi dei Social Network e la diffusione del concetto di “informazione virale”. Prima del 2010 internet è una selva di notizie di dubbio valore e di vago interesse, dove tutto è aggregato senza una struttura, i magazine sono la copia di quelli cartacei, e i motori di ricerca fanno quello che possono. Ci vuole uno strumento per reperire solo quello che è interessante per un utente, tutto in un solo posto, e che magari arrivi da una fonte autorevole. Ci vuole Flipboard insomma.

Che cos’è Flipboard realmente?

La domanda di base era:”Cosa faremmo se domani non ci fosse più il web e dovessimo ricostruirlo da capo, sapendo però che ormai non sono solo i siti a far parte della rete, ma sono le persone stesse?”. La risposta è un magazine costruito aggregando i nodi secondo le nostre necessità, cercando però non solo all’interno di magazine e feed RSS, ma anche nei social network. Siamo appassionati di fucili della guerra di indipendenza? Se prima eravamo costretti a girare siti, scorrere forum e spulciare feed rss per rimanere aggiornati, adesso ci pensa Flipboard, e ci costruisce un magazine che sa che ci piacerà moltissimo.

Nel 2012 la versione 2.0 consente di condividere i propri magazine con altri, innalzando la qualità della proposta grazie allo sforzo degli utenti appassionati, che cominciano a spendere anche una o due ore al giorno a costruire una proposta editoriale accattivante, solo per il gusto di farlo. E infatti la user base di Flipboard cresce di 100 milioni di utenti ogni mese.

Nel 2014 arriva la nuova intuizione: ci sono tante persone che costruiscono i loro magazine, facciamo in modo che Flipboard impari dai nostri utenti a farlo da solo. E quindi comprano Zite, il newsreader della CNN, che già lo faceva. Ecco Flipboard 3.0, che usavate fino a ieri e vi consigliava un sacco di news interessanti senza che, fondamentalmente, vi accorgeste di come facesse.

L’ultimo capitolo: come funziona Flipboard 4.0

flipboard 4.0 personalizzazione

Adesso è arrivata la versione 4.0. La grande novità di questa versione è Flavour, un motore di intelligenza artificiale che osserva il comportamento degli utenti, e riesce a comprendere quali sono le fonti affidabili per una notizia. Flavour osserva tutto: quanto vi soffermate su un articolo, quali leggete e quali cliccate, quali leggete in fretta e quali più volte.

L’obbiettivo è quello su cui stanno lavorando in tanti, da Facebook al Corriere della Sera, ovvero usare l’intelligenza artificiale per comprendere se una notizia proviene o meno da una fonte attendibile.

Il concetto è entusiasmante, ed allo stesso tempo inquietante: uno strumento che decide cosa è vero e cosa è falso.

Forse vi starete chiedendo: perché usare Flipboard 4.0 quando c’è Facebook?

Domanda corretta. Flipboard è un servizio che propone un contenuto, valorizzato dalla scelta e la condivisione degli utenti, Facebook è un servizio che propone delle connessioni, che a loro volta propongono un contenuto, scelto e filtrato da loro stessi. In un certo senso Facebook è un’isola fissa nel mare magnum dell’informazione, ricchissima di risorse, ma che pesca saltuariamente e casualmente dal mare. Flipboard invece è come un surf, che corre e scivola sulle onde, cercando di percepire il meglio che questo mare digitale infinito possa offrire.

Se vi capita spesso di scorrere annoiati la timeline di Facebook senza trovare più niente di interessante, forse sapete come fare per aprire le vele, e cominciare a navigare.

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