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Gianmario Verona, rettore della Bocconi: “Il coding è il nuovo inglese”

Il rettore dell’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, svela quali sono le nuove professioni che avranno un impatto rilevante nel campo della finanza, marketing e dei big data

Gianmario Verona, il neo rettore dell’università commerciale Luigi Bocconi di Milano, interrogato da Wired.it svela quali sono le nuove professioni che avranno un impatto rilevante nel campo della finanza, marketing e dei big data e spiega come il suo ateneo, tra i più importanti in Europa nel campo delle scienze economiche, affronterà la rivoluzione digitale.

“Alla mia generazione è stato insegnato che nel marketing sviluppavi un prodotto a tavolino, poi lo sperimentavi, facevi la strategia, decidevi il segmento e poi la lanciavi sul mercato. Oggi il marketing è tutto induttivo: lancio il prodotto, vedo cosa succede e lo aggiusto”. E aggiunge: “Due discipline per cui noi siamo famosi, che sono la finanza e il marketing, cambiano per via dell’uso dei big data. Sono le professioni che si modificheranno di più nei prossimi anni. Basta guardare come lancia i film Hollywood. A dicembre è uscito un trailer del prossimo film di Spider-Man, poi hanno studiato il buzz dei social e dopo tre mesi esce un altro trailer in cui aggiustano la storia”.

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Il digitale è la nuova elettricità

Il rettore della Bocconi, classe 1970, insediatosi a Novembre scorso, raffronta questo momento storico che stiamo vivendo con quello della rivoluzione industriale del primo Novecento.
“Il digitale è la nuova elettricità – spiega Verona a Luigi Zorloni di Wired.it – ma la differenza profonda è che l’elettricità ti permette di dare potenza dal punto di vista dell’energia fisica, mentre il digitale travalica ogni settore.”

Per Verona, stiamo vivendo un momento rivoluzionario, che impatta soprattutto sulle scienze sociali. L’elemento chiave in questa rivoluzione sono i giovani, le istituzioni attraverso gli atenei universitari dovranno riuscire ad anticipare i problemi per istruire al meglio i nostri ragazzi.

Il Rettore si sofferma in particolare sulle scienze sociali poiché esse hanno uno stretto legame con i dati e l’accesso ai dati cambierà il modo di imparare.

I ragazzi dovranno, quindi, essere aiutati a dare due cose: Insegnare loro il linguaggio digitale (a partire dal prossimo semestre, la Bocconi avrà un corso dedicato al linguaggio di programmazione Python), poiché il nuovo inglese è il coding ed un giovane laureando in economia non dovrà necessariamente diventare un data scientist o uno sviluppatore, ma semplicemente dovrà capire il linguaggio digital per poter interpretare al meglio i futuri sviluppi tecnologici.
La seconda cosa è aprire la mente per riuscire a muoversi all’interno di questa realtà digitale in costante movimento. Le classi di studio dell’università Bocconi avranno accenni di psicologia cognitiva, sociologia e politica. “Il tema è che devi diventare bravissimo nella tua disciplina ma dato che non è chiaro cosa sarà la tua disciplina fra cinque anni, devi guardarti intorno” – spiega Gianmario Verona.

Saper manipolare le informazioni

Una cosa è certa:

“Il futuro è sempre più verso l’imprenditorialità e la mobilità.”

Al giorno d’oggi è fondamentale concentrarsi sul business development, facendo nuovo business. Stiamo vivendo un periodo di rivoluzione definito da Verona come “un’era di fermento”. Un periodo in cui il piccolo può diventare all’improvviso un colosso come Facebook.
Fondamentale la riflessione del Rettore riguardo a come la tecnologia stia apparentemente rubando spazio alla forza lavorativa umana – “la tecnologia ha sempre rubato lavoro nel breve termine – e aggiunge – ma nel medio e nel lungo termine amplia lo spettro dei lavori fattibili e li migliora.”
La tecnologia non riuscirà a prendere il sopravvento perché l’intelligenza umana sarà fondamentale per coordinare e controllare le macchine. Sarà l’uomo a manipolare le informazioni derivanti dagli strumenti tecnologici ed è per questo che i ragazzi si devono formare sul digitale.

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La teoria della Disruption

Gli ultimi anni hanno segnato un momento di rottura, una cosiddetta momentary disruption, forse alquanto inaspettata.
Luigi Zorloni di Wired.it chiude la sua intervista al Rettore della Bocconi, con una domanda puntigliosa ma di fondamentale importanza: Perché gli economisti hanno sempre sbagliato previsioni?

Per Verona la cosa è evidente: “Siamo in un momento di complessità tale per cui vale l’effetto farfalla delle previsioni meteo, ma sui macrotrend non sono così scettico.”
La parola chiave in questo periodo è: geopolitica; che un tempo rappresentava una costante, al giorno d’oggi è, invece, una variabile vera e propria.
“Ci sono talmente tante variabili in movimento interconnesso, per cui non è facile fare previsioni che sono lineari – e conclude – in Bocconi abbiamo anticipato questo trend dell’economia moderna e in specie dell’economia politica, abbiamo capito l’importanza di studiare queste variabili. Oggi il campo di battaglia è cambiato molto”.

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