Google Cloud Platform: anche HTC comincia ad usufruirne

E' attraverso un'intervista nel blog di Google Cloud Platform che apprendiamo che HTC ha incominciato ad usufruire del servizio per le proprie applicazioni

E’ attraverso un’intervista nel blog ufficiale di Google Cloud Platform che apprendiamo che il colosso taiwanese HTC ha incominciato ad usufruire di tale servizio per i propri smartphone e le proprie applicazioni. La principale caratteristica che Google Cloud Platform offre ai partner affiliati è la compressione dei dati. Avendo a disposizione un sistema in grado di comprimere in maniera molto efficace i dati, si va incontro inevitabilmente ad una maggiore velocità di esecuzione delle applicazioni, così come ad un loro più rapido aggiornamento.

Quelle che trovate qui di seguito sono le parole di John Song, Responsabile del Cloud Computing di HTC:

[quote_box_center]In HTC ci sforziamo di creare una migliore user experience con le app mobile che realizziamo, come HTC Gallery, Zoe e One M9 Photo Editor. Per contribuire a migliorare l’affidabilità ed a ridurre la larghezza di banda, ci siamo rivolti a Google Cloud Platform come nostra soluzione all-in-one. Di fatto, abbiamo realizzato un nuovo framework per le app mobile basato sulla Google Cloud Platform che ci consentirà di realizzare più app in futuro, in maniera più rapida. Una combinazione di tool – da Google Compute Engine e Google Cloud Storage a Google Cloud Datastore – che ci permettono di produrre una migliore user experience e di consentire agli sviluppatori di realizzare feature migliori risparmiando tempo.[/quote_box_center]

Volendo spiegare in parole semplici cosa comporta l’adozione di questa piattaforma di cloud computing, vi proponiamo il seguente esempio riguardante l’applicazione One M9 Photo Editor. Immaginiamo di stare modificando una determinata fotografia con questo software che utilizza Google Cloud Platform: ad ogni nuova modifica, lo smartphone invia e riceve solamente i dati riguardanti la modifica e non ogni volta l’intero pacchetto. Tutto il processo di editing fotografico avviene ovviamente nei server di Google. In questo modo, è possibile creare delle applicazioni di editing molto avanzate senza necessariamente avere bisogno di una grossa potenza di calcolo, visto che per quella vengono sfruttati i server di Google Cloud Platform.

In futuro vedremo sempre più applicazioni del genere, facendo si che il vero motore dell’informatica non siano più le CPU locali ma il cloud e le CPU dei server.

Prima di lasciarvi, vi ricordiamo di dare un’occhiata alle nostre guide inerenti al nuovo servizio Google Foto, presentato in esclusiva allo scorso Google I/O 2015