Nasa: sei astronauti hanno trascorso un anno su Marte, alle Hawaii…

Il 28 agosto 2016, Christiane Heinicke insieme ai suoi cinque compagni, hanno incontrato la stampa dopo la conclusione di un esperimento realizzato dalla Nasa, che li ha visti protagonisti. Il gruppo di 6 astronauti, 3 uomini e 3 donne è stato per 365 giorni alle Hawaii dove hanno simulato le condizioni di vita che troverebbero su Marte. I 6 infatti hanno vissuto in un habitat a forma di cupola noto come hab a circa 2.500 metri di altezza sul fianco del vulcano Mauna Loa nelle Hawaii nel mezzo di un paesaggio che ricorda molto la superficie del pianeta rosso.

I 6 astronauti della Nasa per tutti i 365 giorni non hanno potuto incontrare nessuno all’infuori di loro 6 e inoltre hanno potuto comunicare con il mondo esterno solo attraverso audio, video e internet, ma sempre con 20 minuti di ritardo, con l’obiettivo di simulare quelli che saranno i ritardi nei contatti tra la Terra e Marte.  Quando sono andati fuori dalla cupola, lo hanno fatto esclusivamente per compiere studi geologici, cosa che va fatta periodicamente.

Questo avveniva ovviamente sempre e solo dopo aver indossato una tuta spaziale raffreddata ad acqua. Quando erano dentro, i loro giorni erano strettamente programmati con esperimenti reali sulla crescita delle piante e sulla chimica del suolo, e lavorando per mantenere funzionale il loro habitat sistemando eventuali danni al sistema idrico, elettrico o di altra natura. Essi passato il loro tempo libero che per la verità è stato molto poco con film, libri e videogiochi. 

Il membro dell’equipaggio Andrzej Stewart, ingegnere della missione, che ha lavorato come controllore di volo su tre missioni senza equipaggio della NASA su Marte, ha commentato la sua esperienza. Egli ha messo in evidenza come questo anno alle Hawai sia stato fondamentale per simulare le condizioni di vita che un’eventuale missione su Marte potrebbe costringere gli astronauti a vivere.

In particolare l’esperimento è stato condotto al fine di salvaguardare la salute emotiva degli astronauti che in futuro dovranno partire per questa missione su Marte. Si è voluto studiare come la mente affronta i fattori di stress associati  ai cosiddetti ambienti ICE (isolati, confinati ed estremi) un fattore che ha da sempre tormentato gli esploratori nei viaggi di lunga durata.

Per questo motivo, l’impianto di Mauna Loa, noto come HI-SEAS, è stato creato. Co-gestito dalla NASA e l’Università delle Hawaii, e costruito da Henk Rogers, un imprenditore, venture capitalist e sviluppatore di videogiochi (che conta Tetris tra le sue invenzioni), HI-SEAS prima entrato in esercizio nel 2012, aveva già ospitato due equipaggi, uno per quattro mesi e uno che per 8, prima di questa recente missione.

Nasa

I sei astronauti sono emersi dal loro confinamento alle 9:00 ora locale e sono stati accolti dalle loro famiglie e dalla stampa. Gli astronauti avevano tutti piccole zone calve sul dorso delle loro teste, anche se solo quelle degli uomini erano visibili. Questo è stato opera del biomedico e ingegnere aerospaziale Jocelyn Dunn della Purdue University, che era un membro dell’equipaggio che è stato li per otto mesi ed è un ricercatore per quanto concerne l’esperimento corrente.

Leggi anche: NASA: 5 idee di tecnologia verde per rendere più pulito il trasporto aereo

Il suo lavoro coinvolge la ricerca di livelli di cortisolo, un ormone dello stress, nei corpi degli astronauti, e che si conserva bene nei capelli. Analizzando quando i livelli di cortisolo sono più alti aiuterà i progettisti di missione a determinare quali parti del viaggio richiede agli astronauti di avere il carico di lavoro più leggero e più distrazioni per combattere lo stress.Spesso per combattere lo stress il mondo migliore era proprio quello di indossare la tuta spaziale, cosi come raccontano gli astronauti: “La tuta spaziale era un po ‘come essere sotto la doccia”, dice Dunn con una risata. “Era l’unico posto dove avere un pò di privacy  un pò come farsi la doccia.