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Una Supernova ha colpito la Terra da vicino e le ha fatto la radiografia

Immaginare l’impatto di una Supernova è uno scenari apocalittico, ma è già successo in passato. La Terra ha avuto a che fare con questo fenomeno, ma a una distanza superiore a quella necessaria per l’estinzione della vita.

Una supernova ha impattato l’atmosfera del pianeta Terra, su questo non sembrano esserci più dubbi e ormai i ricercatori sono concordi. Lo scorso anno, sulla rivista Nature, è stato pubblicato uno studio secondo il quale l’impatto risalirebbe alla bellezza di 2.6 milioni di anni fa.

La scienza non si ferma e i ricercatori si danno da fare per chiarire i misteri del cosmo, in questi giorni è stato pubblicato un nuovo lavoro, che conferma in parte le tesi precedentemente espresse ma aggiunge alcuni dettagli di grande interesse. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Nuovi studi sulla Supernova che ha “schiaffeggiato” la Terra

Adrian Melott ha guidato un gruppo di studiosi dell’Università del Kansas per fare luce su questo impatto, la teoria che abbiamo esposto in precedenza trova riscontro anche in questo lavoro ma un dato cambia sensibilmente.

terra supernova

Lo studio, pubblicato su Astrophysical Journal, cambia parzialmente la prospettiva circa il fenomeno, come sottolinea il capo del team. “Attualmente abbiamo ulteriori prove circa il transito della supernova in questione – afferma – quello che cambia è la distanza dalla Terra: secondo noi si tratta di circa 150 anni luce”.

Una distanza tale da non determinare eventuali estinzioni di massa, la “zona di uccisione” – come dichiara Melott, va considerata a ridotto dei 25 anni luce dal nostro pianeta, ma non per questo bisogna pensare che il transito in questione non abbia avuto effetti anzi.

I raggi della supernova sono scesi, a livello dell’atmosfera inferiore del nostro pianeta, con effetti che hanno riguardanto soprattutto la troposfera. Come se ogni organismo del pianeta avesse subito “molte radiografie all’anno”, questo genere di radiazioni ovviamente non sono salubri ma tuttavia non bastano per causare la fine della vita.

Fonte: asi.it

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