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Quest’ultimo trimestre ha conosciuto vicende che hanno gettato la rete ed i social network nel più totale subbuglio e, tra questi, non poteva di certo mancare Facebook, ora più che mai in prima linea contro la lotta alle notizie bufala ed alla ridefinizione della libera espressione online che, nel periodo, ha conosciuto alterne vicende all’attenzione del pubblico mondiale della rete.

Un recente rapporto segreto emerso da una fonte non meglio identificata riporterebbe quelle che sono le linee guida per un web etico che punta sulla rimozione dei contenuti inappropriati sulla base di criteri ben definiti all’interno del giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, ove si riportano i nuovi criteri da porre all’attenzione dei moderatori di terze parti e del personale interno.

Sebbene le linee guida per un utilizzo corretto di Facebook e della rete vengano esplicate a chiare lettere all’interno del portale, in questo caso si assiste ad un dettaglio che riguarda i diretti interessati alla vicenda, ove si riportano capitoli dedicati all’odio, divenuto in Germania motivo di disputa giudiziaria. Il rapporto indica come centro dell’intero discorso l’odio, inteso come lesione alle libertà individuali vertenti su tematiche legate a: sesso, appartenenza religiosa, razza, origine etnica, orientamento sessuale, origine nazionale, disabilità o malattia grave. facebook

Alcuni dei sopracitati gruppi, inoltre, contengono ulteriori sotto-categorie. Ad esempio, in età, criteri come giovani” e “anziani” ricevono la priorità. Ad ogni modo, nonostante le chiare intenzioni, sul finire del rapporto si genera un po di confusione. Viene riferito che un’imprecazione direttamente seguita da un riferimento a una religione non è consentita. Tuttavia, ciò non vale per il termine “migranti”, i quali in questo contesto rispondono ad una categoria che potremmo definire “semi-protetta”. Di fatto, Facebook classifica tali riferimenti come circostanziali.

Si è cercato di ricevere una risposta diretta dal personale Facebook che, ad ogni modo, non ha voluto rilasciare una sua dichiarazione al riguardo. Se ciò non risultasse ufficiale, la disputa tra il governo tedesco ed il social network potrebbe assumere connotazioni decisamente differenti, visto e considerato che la Germania ha recentemente aggiunto il termine “migranti” alle espressioni d’odio. facebook controllo proattivo

Un annesso rapporto, sempre introdotto all’interno della medesima testata tedesca, ha inoltre evidenziato in modo approfondito il funzionamento interno del team di moderazione Facebook dei contenuti con sede a Berlino. In esso convergono diversi membri del personale della società che, in ultima analisi, riferiscono di aver subito le angherie psicologiche di post al limite dell’umano.

Ho visto cose che mi ha fatto seriamente in discussione la mia fede in umanità

Questo quanto ha espresso un lavoratore che ha preferito rimanere anonimo. Per tali lavoratori, inoltre, non è stato previsto un aiuto specialistico.
Molti dipendenti descrivono queste linee guida come “tortuose”, in quanto intrinsecamente legate ad un fattore di interpretazione soggettivo. Di fatto, dopo aver preso visione di un’immagine dall’indubbia brutalità, un dipendente ha esclamato: “Questo è pazzo”. In tutta risposta, però, il team leader ha detto: “Questa è soltanto la tua opinione”.

Esiste un modo realmente valido per combattere una volta per tutte il problema e prevenire focolai ed avvisaglie di problemi che portino all’istigazione d’odio ed al bullismo in rete? Ci si dovrà necessariamente affidare alla logica indissolubile e rigida delle intelligenze artificiali? Domande che, al momento, non hanno una risposta precisa. Tu che ne pensi?

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