rover venere nasa

Venere non è una una destinazione della quale si parla molto rispetto ad altri pianeti quali Marte, Saturno o Giove. Il motivo è presto detto, il secondo pianeta del sistema solare (considerando la distanza dal sole) è un luogo molto inospitale. Non per questo però la NASA rinuncia al suo studio, tanto che recentemente il Jet Propulsion Lab ha presentato il concept di un rover venusiano.

Questo concept sorprende per il look del dispositivo mostrato, una sorta di rover analogico dal sapore vagamente steam punk. Un look datato per una sfida del futuro. NASA, attraverso l’AREE (Automation Rover for Extreme Enviroments), ha accolto l’idea proposta nel 2015 da Jonathan Sauder, ingegnere elettronico della JPL. Traendo ispirazione dai computer meccanici, che usano leve e ingranaggi per svolgere calcoli, è stato disegnato un rover che non teme le sfide più complicate.

Addio elettronica: la NASA si ispira al passato

Un paio di mesi fa abbiamo visto un prototipo di rover marziano simile alla Batmobile, ben meno futuristico il concept che vi mostriamo oggi ma non per questo meno suggestivo. A volte le idee più semplici sono le più efficaci e la NASA stavolta sembra voler puntare tutto sull’affidabilità. Abbiamo già detto dell’ambiente inospitale di Venere, il pianeta è simile per massa e dimensioni al nostro, ma è contraddistinto da un forte effetto serra che ne fa il pianeta più caldo di tutto il sistema solare.

rover venere nasa

Condizioni estreme che mettono in difficoltà componenti elettroniche, meglio puntare sulla meccanica. I computer meccanici sono stati usati nel corso della storia, soprattutto come strumenti matematici. Queste macchine sono state utilizzate anche per scopi artistici, si pensi al primo robot della storia (che ha 240 e funziona ancora perfettamente), “Lo Scrittore”, realizzato da Pierre Jaquet-Droz. 

Sauder ritiene che queste tecnologie analogiche possano essere di grande aiuto quando l’elettronica non funziona. Ambienti estremi come quelli venusiani creano infatti enormi problemi ai componenti elettronici, attaccati dall’acido solforico presente nell’aria. “Venere è troppo inospitale per i complessi sistemi di controllo che troviamo su un Mars Rover – ha dichiarato Sauder – ma un rover completamente meccanico riuscirebbe a sopravvivere per circa un anno”.

Nessuno spacecraft è sopravvissuto a Venere per più di un paio d’ore, gli ultimi visitatori sono stati il sovietico Venera e i lander Vega, che negli anni ’70 e ’80 restituirono numerose immagini di quel mondo così diverso dal nostro. La mobilità è una delle principali sfide da affrontare, Sauder si è ispirato ai carrarmati della Prima Guerra Mondiale. Un altro nodo da sciogliere è rappresentato dalla comunicazione, aspetto di non poco conto.

Senza elettronica, come è possibile trasmettere alla terra dati scientifici. Anche in questo caso, i consigli arrivano dal passato. L’idea è quella di utilizzare il codice Morse, un linguaggio semplice che non necessita di altro se non di componenti meccaniche poco complesse. Uno spacecraft in orbita servirà per far “rimbalzare” i dati dal rover e inviarli sulla Terra. Il progetto è ancora in fase embrionale, nei prossimi mesi verrà prodotto un prototipo vero e proprio.

Fonte: phys.org