Di tanto in tanto riappare una qualche teoria quanti sostengono che la fine del mondo è vicina. Come dimenticare, infatti, quando si diceva che il 21 dicembre 2012 avrebbe segnato la fine dell’esistenza di tutto il pianeta, almeno secondo una presunta profezia Maya.E, oggi, c’è una nuova data: il 23 settembre 2017.

Secondo alcuni fanatici della cospirazione, il libro dell’Apocalisse nel Nuovo Testamento si riferisce a questa data come “Rapimento“, ovvero al momento in cui Gesù giunge una seconda volta sulla Terra per salvare “il bene”, lasciando i “cattivi” a subire la fine dei giorni. Questa è solo una chiara interpretazione dell’Apocalisse, dove si sostiene che il rapimento si verificherà quando apparirà “una donna vestita con il Sole, con la Luna sotto i piedi e una corona di 12 stelle sul capo”.

Questo ha portato alcuni a pensare ad un allineamento astronomico che contemplasse le costellazioni della Vergine (la donna) e del Leone (le stelle). Quella condizione – la Luna “sotto i piedi” della Vergine e il Sole che passa attraverso la costellazione – avverrà proprio il 23 settembre.

 

 

Chi per logica analizza il passaggio, potrebbe obiettare che sicuramente ci si riferisce a qualsiasi evento catastrofico o moderatamente grave che potrebbe accadere quel giorno. Queste previsioni derivano spesso dall’associazione che secoli fa è stata fatta tra i fenomeni astronomici e il divino. I cieli mostrano allineamenti insoliti e fenomeni osservati da millenni. Per quanto riguarda i credenti, i cieli sono spesso il regno degli dei ed è a questo che si attribuisce un qualche tipo di messaggio divino. Infatti, nelle culture di tutto il mondo troviamo eclissi, comete e piogge di meteoriti associate a cattivi presagi.

La paura che dal cielo derivi la consapevolezza della nostra fragilità essenziale si manifesta quando affrontiamo i poteri straordinari della natura. La stagione attuale degli uragani è un esempio ovvio di questo presagio, proprio come la recente eclissi solare.

Tuttavia, chi rimane con i piedi per saldi per terra sottolinea che, se non vogliamo che il mondo “finisca”, dobbiamo fare la nostra parte per rendere il pianeta un posto migliore per vivere. Purtroppo, ogni anno potrebbe essere l’anno giusto affinché una fine lo distrugga. In ogni caso, noi collettivamente facciamo la differenza, sull’ingiustizia sociale, la malattia e la fame. L’istigazione della paura come agente di cambiamento non ha funzionato per millenni. E non funzionerà oggi.