Per il 2018 l’equinozio d’autunno è previsto per il 23 Settembre ore 3.54 (ora italiana), non si tratta di un giorno particolare ma solo di un momento. L’equinozio è quel momento che accade due volte l’anno (autunno e primavera) in cui ci sono 12 ore di luce e 12 di buio e il sole si trova allo zenit dell’equatore.

Il calendario gregoriano non rispetta fedelmente la durata del moto rivoluzionario della Terra attorno al Sole, per questo motivo solstizi ed equinozi non accadono lo stesso giorno. Per ovviare il problema del moto rivoluzionario ogni 4 anni si aggiunge un giorno, ogni 100 se ne toglie uno e ogni 400 se ne aggiunge un altro. A causa di tutto ciò il solstizio d’autunno per due anni consecutivi capita il 22 settembre e per gli altri due il 23.

Da questo momento nell’emisfero boreale si segna il passaggio dall’estate all’inverno e nell’emisfero australe da inverno a estate. Nel primo abbiamo una diminuzione delle ore di luce e nel secondo una diminuzione delle ore di buio nell’arco di una giornata.

Il cambiamento climatico invece negli ultimi decenni avviene all’incirca 20 giorni prima del solstizio e dell’equinozio. Infatti è già da fine agosto che è presente un grande fenomeno di piogge e temporali un po’ in tutta Italia.

Purtroppo dall’equinozio autunnale in poi dovremmo dire addio ai fenomeni astronomici dell’estate: stelle cadenti, meteore, costellazioni.

 

 

Tradizioni e miti

Questo momento è stato celebrato da sempre. Nell’antica Grecia c’erano i “Grandi misteri Eleusini”, una grandissima festa di 55 giorni in cui venivano accolte tutte le popolazioni in cui si rievocava la discesa agli inferi di Persefone, dea delle stagioni. L’autunno e l’inverno infatti secondo i Greci esprimevano la disperazione di Demetra (madre di Persefone) per il rapimento della figlia dal dio degli inferi Ade. La terra quindi solidale con Demetra è inabile a generare frutti e rimane quindi triste e deserta.

Altre popolazioni antiche hanno una spiegazione simile. Nella mitologia celtica questo fenomeno è attribuito a Mabon, divinità rapita tre giorni dopo la nascita e imprigionata negli inferi.

Durante l’Impero Romano Augusto, nato proprio nel giorno dell’equinozio, fece costruire di fronte all’Ara Pacis una meridiana la quale proiettava una lunga ombra verso il mausoleo. Con quest’ombre egli volle evidenziare il suo potere divino e terrestre.

L’imperatore Costantino invece celebrava ogni anno la vittoria contro Massenzio per evidenziare la sua forza, anche se questa avvenne un mese dopo.

Durante il paganesimo invece si celebrava semplicemente la fine del raccolto e della vendemmia con numerose feste con canti, balli e tanto vino.

Nel III secolo d.C. gli equinozi presero vita e si iniziò a raffigurarli come persone durante la fiaccolata. L’equinozio d’autunno era chiamato Cautopates e aveva una fiaccola in mano rivolta verso il basso rappresentante il momento in cui la luce del sole diminuisce.

Per i cristiani invece San Michele è l’arcangelo che sconfigge il male e in prossimità dell’equinozio sono ricordate le sue gesta. Soprattutto in Italia sono numerose le feste, sagre e processioni a lui dedicate.