Gli occhi blu hanno sempre creato fascino nei soggetti che li possiedono. Secondo alcune fonti il motivo fondamentale è la loro scarsità, non sono infatti molto diffusi in tutto il mondo come gli occhi neri. Per altri studiosi invece il fascino è dato proprio dal blu, è il colore della pace, del ghiaccio. La sua sfumatura più scura, il blu marino tendente al nero, definito quindi il colore del mistero e dell’ignoto mentre la sua sfumatura più chiara, l’azzurro tendente al bianco, è colore della purezza e dell’armonia.

Storicamente il colore blu è stato usato dagli Egizi come colore divino, mentre per i Romani era un colore cattivo, associato ai terribili occhi dei cattivi Barbari. 

Nel cinema sono numerose le attrici e gli attori dagli occhi azzurri. Molti di loro interpretano specifici ruoli proprio grazie ai loro bellissimi occhi. Tra questi è indimenticabile la bellissima Principessa di Monaco Grace Kelly definita dallo stesso Hitchcock “ghiaccio bollente” il quale rimase tremendamente affascinato dai suoi splendidi occhi azzurro-ghiaccio celanti una passione ardente.

Oggi il colore blu è usato in medicina come effetto placebo. Secondo alcuni studi psichici è infatti un colore che tranquillizza e rallenta il battito cardiaco. In alcuni ospedali non a caso le divise di medici e paramedici sono blu e talvolta anche le pareti.

Le persone dagli occhi blu hanno una forte personalità, sentimenti profondi e lottatori per i loro pensieri e ideali. Chi ha gli occhi blu si dice sia una persona molto forte, talvolta anche cruda, fredda e distaccata.

 

 

 

Il cane delle nevi dagli occhi azzurri

Gli umani non sono l’unica specie vivente con occhi di ghiaccio. Ci sono infatti anche altre specie come felini e cani. Tra i cani sicuramente spicca la razza Husky: il cane nordico conosciuto da tutti e amato dai bambini proprio per i suoi bellissimi occhi di ghiaccio. E’ stato proprio questo cane il motivo di uno studio pubblicato ieri 4 ottobre sulla rivista libera PLOS Genetics da Embarc, una società internazionale con sedi a Boston e Ithaca.

Il cane di origine siberiana inizialmente era un cane da lavoro nei luoghi molto innevati ad esempio per trainare le slitte. La specie che conosciamo oggi è selezionata scientificamente negli Stati Uniti da cani puri siberiani, da cui il nome Siberian Husky. La nascita risale ai primi del Novecento quando un mercante di pellicce li importò in Alaska. Oggi molti cani vengono usati per corse o per soccorso in zone impervie.

 

 

Lo studio

I protagonisti dello studio sono circa 6000 cani per i quali è stata studiata la struttura del DNA. Prima di questo studio si conoscevano già due varianti genomiche relative a cani dagli occhi blu, ma ancora nessuna risposta certa per gli Husky.

Durante lo studio i proprietari dei cani hanno compilato via web vari questionari in cui descrivevano il fenotipo dei loro animali domestici. Alla fine dello studio si è potuto affermare che esiste una duplicazione di 98,6-kilobasi sul cromosoma 18 vicino al gene ALX4. Questo gene svolge un ruolo importante nello sviluppo degli occhi dei mammiferi.

Una copia della variante era sufficiente a causare occhi blu o eterocromia. Alcuni cani, pur presentando la variante genetica, non hanno gli occhi blu. Da ciò si può affermare che altri fattori genetici o ambientali sono ancora coinvolti. Sicuramente questo non sarà l’unico studio condotto, ma il primo di una lunga serie. L’obiettivo infatti è capire come mai i cani che riportano geneticamente il blu poi non lo abbiano fenotipicamente.

Secondo gli autori, questo rappresenta il primo studio di genomica dei consumatori mai condotto su un modello non umano e il più grande studio di associazione su tutto il genoma canino ad oggi. Si tratta infatti dello studio genetico canino più importante di sempre. Dai dati successivi e altre scoperte future sarà anche possibile avere più informazioni sulla salute dei nostri animali domestici, un’affermazione molto soddisfacente per quei padroni premurosi.

La genomica dei consumatori consente la scoperta genetica su una scala senza precedenti collegando database di dati genomici di grandi dimensioni con informazioni fenotipiche inviate volontariamente tramite sondaggi basati sul web. Sul sito è possibile leggere liberamente l’intero documento.