Il tema dei buchi neri ha da sempre affascinato astronomi e fisici. Già nel 1783, lo scienziato inglese John Michell aveva formulato le prime ipotesi sulle “dark stars” (stelle nere). Da allora molte sono state le ipotesi ed i modelli avanzati sull’origine e la fisica di un buco nero.

 

Ma che cos’è un buco nero supermassiccio

Un buco nero è una regione dello spaziotempo in cui il campo gravitazionale è cosi forte che nessuna particella ne può uscire, nemmeno la luce, rendendolo oscuro. Il campo gravitazionale è talmente intenso da attirare al suo interno la materia, che vi cade compiendo delle spirali via via sempre più strette. Quando è un gas ad essere attirato verso il buco nero, questo accelera e si riscalda emettendo radiazione elettromagnetiche che possono essere studiate dai ricercatori.

Nel caso di buchi neri supermassicci, cioè con masse enormi, la quantità di materia attirata è altissima e questo genera fenomeni ad elevata energia. Questi sono i nuclei di galassie molto luminosi e compatti, chiamati nuclei galattici attivi (AGN).

 

Dal regno unito un nuovo modello per i buchi neri

Un gruppo di astronomi dell’Università di Leicester, nel Regno Unito, ha analizzato dati provenienti del AGN della galassia PG211+143. Le ricerche sono state condotte dell’osservatorio spaziale XMM-Newton dell’Agenzia spaziale europea (ESA).

L’AGN della galassia PG1211+143, deve la sua origine ad un buco nero supermassiccio di 40 milioni di masse solari e distante un miliardo di anni luce dalla Terra. Analizzando i rilevamenti di questo AGN, i ricercatori hanno scoperto che il buco nero attira la materia al suo interno, in maniera diretta, ad una velocità di 100.000 km al secondo.  Questo spiega come i buchi neri primordiali abbiano acquisito masse tanto grandi in poco tempo.

Secondo questo nuovo modello, ipotizzato grazie a questa scoperta, un buco nero supermassiccio deformerebbe la struttura dello spazio-tempo, a tal punto da interferire con il disco di accrescimento di gas e polveri che vi ruotano attorno. Questo disturba il moto spirale degli anelli di materia, facendoli scontrare fra loro. L’urto degli anelli blocca il loro movimento rotazionale ed i gas si trovano soggetti alla sola forza gravitazionale del buco nero e vi precipitano quindi all’interno in maniera diretta.

(Cortesia Pounds et al. / University of Leicester)