Il 79 d.C. è ricordato da molte persone come l’anno della tragica eruzione di Ercolano e Pompei. La data pare risalga intorno al 24 agosto tramite documenti trovati durante gli scavi. Il Vesuvio ebbe quell’anno una grande eruzione dove la troppa lava seppellì e distrusse le città.

Tramite questa tragedia abbiamo grandi testimonianze della vita nell’epoca dell’Impero Romano anche se dagli scavi è emerso che ci sia stata una piccola civiltà in epoca medievale. La città attuale di Pompei è stata fondata nell’Ottocento.

 

 

 

 

 

L’impatto dell’eruzione

Dall’eruzione pare che siano morte circa 1000 persone anche se non si saprà mai il numero esatto. Molti scheletri sono conservati attualmente in alcune camere sotto il lungomare di Pompei e sono servite ben 12 ampie camere delle antiche case romane.

L’eruzione fu molto potente, dagli studi sappiamo che sono fuoriuscite tonnellate di cenere, gas e pietre. La lava ha percorso circa 33km, distruggendo tutto ciò che trovava. La lava aveva una temperatura di circa 398°C e 500°C. L’energia termica del Vesuvio fu 1000 volte superiore alla strage atomica di Hiroshima e Nagasaki.

 

 

 

 

 

I recenti studi sulle vittime

La temperatura elevata ha riportato gravi danni nella popolazione. Un recente studio condotto sulle vittime ha rivelato che l’elevata temperatura abbia danneggiato tremendamente gli organi interni delle persone.

E’ una morte terribile da descrivere: il sangue delle persone ha bollito al loro interno, muscoli e organi interni sono fuoriusciti tra cui anche il cervello. Sono numerose le ossa trovate con pezzi di lava e detriti vulcanici solidificati al loro interno. Al posto degli organi interni si trova una grande quantità di lava solidificata. Vedere quel che rimane dell’antica città rabbrividisce: non sembrano salme ma statue. Sembra come se il tempo si fosse fermato a quel 24 agosto del 79 d.C.

Gli studi recenti hanno dichiarato come durante l’eruzione i fluidi corporei siano vaporizzati imminentemente a causa dell’eccessivo calore. Durante gli studi per la ricostruzione di Pompei nel Settecento un ingegnere topografico scoprì le immense vittime. Dal giorno i resti furono oggetto di numerosi studi importanti su tutti gli ambienti.

Lo studio ha rivelato anche come causa di morte di molte persone l’asfissia dovuta al flusso piroclastico. Nei recenti scavi è stato ritrovato anche un cavallo da corsa ancora integro, molto utile per scoprire di più sull’evento e sulla sua entità e riuscire a prevenire future eruzioni del Vesuvio e altri vulcani pericolosi come ad esempio l’Etna.