L’Etna è il vulcano più alto d’Europa, si trova in Sicilia nella provincia di Catania e fa parte della catena montuosa delle Nebrodi. Il vulcano si è originato nel Quaternario, vive da circa 500 mila anni e a differenza dei coetanei Vesuvio e Stromboli ha un costante periodo di eruzione. Molti abitanti della zona hanno infatti sottolineato come il vulcano abbia sempre una nuvola di fumo perenne sulla sua cima, a volte più chiara, a volte più scura a seconda dell’eruzione. Stromboli e Vesuvio invece alternano periodi di calma a periodi di movimenti magmatici.

Attualmente l’Etna si trova in un continuo ciclo eruttivo dal settembre 2013. Con ciò l’Etna sta costantemente vomitando materiale sulle sue pendici e la gravità tira quel nuovo materiale verso il basso.

 

 

 

 

 

Il collasso gravitazionale

Uno studio recente ha dimostrato che l’Etna piano piano collasserà verso il mare. In 30 anni le sue pendici si sono già mosse verso la costa e le sue piste continuano sotto la costa siciliana e nel Mediterraneo. Prima di questo studio nessuno aveva misurato come il fianco si muovesse sotto il livello del mare.

Il vulcano è stato monitorato dall’aprile 2016 al luglio 2017 tramite dei nuovi sistemi elettronici che con onde sonore rivelano cambiamenti nel fondale marino durante il periodo di studio.

Per una settimana a maggio 2017 una faglia sul fianco sottomarino della montagna ha spostato la superficie di 4 centimetri. Il movimento è avvenuto senza rottura della faglia o onde sismiche, ma piuttosto come scivolamento graduale. Da ciò i ricercatori hanno affermato che la camera magmatica non influenzi questi movimenti che sono al contrario dovuti dalla gravità. Lo scivolamento dei versanti della montagna è dovuto dalle semplici leggi gravitazionali. La forza di gravità in quella zona è talmente alta da attirare le pendici della montagna sopra e sotto l’acqua.

E’ grazie a questo movimento che si può giustificare come la montagna abbia periodi di quota altalenante. Nel 1978 ad esempio era stata raggiunta la quota di 3.345 m e nel 2010 quella di 3.350 m.

Dai registri geologici si constata che altri vulcani hanno avuto migliaia di anni fa la stessa sorte dell’Etna e sono finiti per crollare in modo catastrofico e hanno provocato frane davvero grandi e molto veloci. E’ il caso dei vulcani presenti in Sardegna, terra molto antica che presentava migliaia di anni fa un’intensa attività vulcanica poi “improvvisamente” cessata. Da questi movimenti ad esempio è nato il lago di Baratz, unico lago naturale dell’isola presente nella zona di Alghero.

Attualmente è necessario un maggiore monitoraggio per rilevare se ci sono cambiamenti nel modo in cui la pendenza si sta muovendo e per stimare il suo rischio di collasso. Il collasso potrebbe non solo causare danni via terra ma anche tsunami. Al momento l’unica precauzione da prendere è monitorare costantemente il vulcano.