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L’Hong Kong-Zhuhai-Macao Bridge è un’infrastruttura unica al mondo, lunga 55 km e comprende quattro isole artificiali e 6,7 km di gallerie lungo il suo percorso. L’enorme piattaforma è progettata per resistere a terremoti di categoria 16 e terremoti fino a magnitudo 8 sulla Scala Richter. Si aprirà al traffico mercoledì 24 ottobre 2018 alle 09:00 (ora locale).

Nel 1983, un gruppo di architetti cammina lungo una delle rive del delta del fiume Pearl (珠江三角洲), nel sud della Cina. Studiano la fattibilità di un progetto impensabile, qualcosa che sarà un miracolo dell’ingegneria moderna: la costruzione di un ponte sul mare che unisce le città di Hong Kong, Zhuhai e Macao. A metà degli anni ’80 del secolo scorso, l’istituzione di una zona economica speciale a Zhuhai, la concezione del concetto “un paese, due sistemi“, nonché la prosperità economica goduta dalla Cina, hanno offerto un contesto in cui l’unione geografica delle tre città, fino a quel momento separate dal mare, era un piano allettante. Per cui valeva la pena sfidare le leggi naturali per realizzare un progetto apparentemente impossibile nella pratica. 

Tre decenni più tardi, il rapido sviluppo tecnologico della Cina ha reso possibile la realizzazione del progetto nel 2009. Il ponte più lungo del mondo costruito sul mare stava iniziando a prendere forma. Non è stato fino a qualche anno fa, dopo sforzi ardui, che il sogno si è avverato. Il ponte lungo 55 km, la cui costruzione è stata completata nel 2017 ma sarà aperta al traffico domani, ha già lasciato un segno indelebile nella storia dell’ingegneria mondiale.

E, con la sua recente implementazione, non c’è dubbio, la Cina è già in prima linea nella costruzione di progetti di grandi dimensioni. Ci sono già sette dei dieci ponti più lunghi al mondo che si trovano all’interno dei suoi confini. Un fatto che non sarebbe possibile senza la metodologia e lo spirito ereditati da tempo immemorabile. I cinesi avevano le carte in regola per superare le difficili condizioni geografiche causate dal fiumi Yangtze nella progettazione di ponti che sarebbero stati impensabili in Occidente.

 

La Cina oggi

Allo stato attuale, il Paese sta ridefinendo il concetto di costruzione di infrastrutture nel XXI secolo, con l’introduzione di tecniche e metodi sempre più avanzati e migliorando ulteriormente la produzione manifatturiera. Uno degli esempi di questo progresso è proprio questo grande viadotto, che collega tre grandi città e la cui costruzione deve aver superato una serie di avversità senza precedenti. 

L’obiettivo dei suoi architetti era chiaro: creare un ponte che avesse una vita utile di 120 anni. Per fare ciò, grazie alla sua posizione geografica e alle condizioni dell’area, l’enorme piattaforma deve essere in grado di resistere a tifoni di categoria 16 e terremoti fino a 8 sulla scala Richter, quindi il suo peso doveva essere estremamente leggero. 

Dopo aver superato innumerevoli grattacapi, gli ingegneri hanno spinto per l’uso di acciaio inossidabile duplex come una risorsa primaria. La necessità di una così alta domanda di tale materiale ha fatto sì che il suo sviluppo si sia svolto sul suolo cinese. Un estremo che ha costretto le industrie locali a incrementare la loro produzione. 

Non erano le difficoltà del contesto marino le uniche a mettere a dura prova il progetto. Anche le condizioni topografiche del terreno e la sua vicinanza all’aeroporto internazionale di Hong Kong hanno portato gli ingegneri ad elaborare un’infrastruttura unica al mondo, perché dentro comprende quattro isole artificiali e 6,7 km di gallerie. Le isole sono state costruite come assolutamente all’avanguardia. Come procedura per ridurre il tempo tradizionalmente necessario per deteriorare i materiale a causa del mare e creare uno spazio di tali caratteristiche, gli ingegneri cinesi hanno inserito sul fondale tubi di acciaio. Una pietra miliare dell’ingegneria civile che, senza alcun dubbio, diventerà un modello per la costruzione di future infrastrutture internazionali. 

Il lungo ponte è anche un modello perfetto dal punto di vista ambientale. La sua area di costruzione coincide con una riserva naturale del delfino rosa di Hong Kong, una delle specie più apprezzate della zona, quindi la sua pianificazione ha dovuto tener conto di questa unicità. Per risolverlo, il dipartimento di protezione ambientale ha previsto rigorose linee guida per le imprese di costruzione. Ciò ha complicato notevolmente il progetto, poiché si è vietato l’uso di martelli diesel e scavi diretti nel fango. Nonostante ciò, la consapevolezza e la responsabilità dei lavoratori coinvolti hanno permesso di superare le difficoltà e completare un progetto rispettoso dell’ambiente.

Oltre a rappresentare l’avanguardia tecnologica, il viadotto riflette anche i concetti estetici dell’architettura tradizionale cinese. Per adattarsi alle correnti d’acqua, la sua costruzione ha formato un’enorme curva che dà armonia al paesaggio che compone, diventando una delizia per chi contempla la riva. Il risultato è un’enorme infrastruttura in cui città e isole assomigliano a perle che, unite dal ponte, simulano un filo d’argento. Una curiosa disposizione che richiama l’espressione zhuanlianbihe ( 珠联璧合; acceso, legame di giada e perle), un simbolo di unità e rappresenta l’obiettivo primario della sua costruzione: il collegamento di tre città, insieme come se fossero le perle di una collana, con una popolazione totale stimata quasi 10 milioni di abitanti.

Un totale di 400.000 tonnellate di acciaio, una quantità sufficiente per costruire 60 volte la Torre Eiffel, sono state installate all’orizzonte di Hong Kong, Zhuhai e Macao. Formano un’enorme superficie in cui si riflettono le proiezioni del futuro e la capacità di adattamento ai nuovi tempi dei cinesi. Si stima che sarà di grande impulso allo sviluppo economico delle aree circostanti, dal momento che la costruzione del ponte risponde alla domanda costante di imprenditori locali.