Per definire una luna si potrebbe aprire un discorso lungo che allontanerebbe troppo dal fulcro della notizia. Una cosa si può dire però rispetto agli altri corpi celesti è che sono come delle tele bianche pronte ad essere modificate dall’ambiente circostante, vittime in balie di forze distruttive come asteroidi o il campo gravitazionale dei pianeti a cui girano attorno. Il risultato di tutto questo è che proprio le superfici di questi pezzi di roccia arida presentano solchi, crateri e quant’altro.

Tra le lune del nostro sistema solare, quello ovviamente più esplorabili tramite gli occhi dei nostri telescopi, ce ne sono diverse che presentano segni veramente particolari. La nostra Luna, quella con l maiuscola, fa parte di questo gruppo. Sulla sua superficie sono presenti solchi lasciati da massi rotolanti; causa interna piuttosto che esterna, ma i crateri che presenta li conosciamo tutti.

Le altre lune del nostro sistema solare

Tra i diversi corpi rocciosi che ruotano intorno a Saturno ce n’è una degna di nota e si chiama Dione. Quest’ultima presenta dei solchi paralleli che viaggiano per chilometri senza mai toccarsi. La particolarità è che non sono causati da nessuna fenomeno interno alla luna e gli scienziati si stanno impegnando per capire cosa ha potuto causarli.

Prendo come esempio le lune di Giove, Ganimede e Callisto in particolare, presentano dei particolari crateri disposti a catena. La loro creazione è dovuta, almeno secondo alcune ipotesi, a pezzi di un asteroidi più grandi che si frantumano in vicinanza della gravità nel gigante gassoso. Tornando dalle parti di Saturno invece si trova Encelado che sui poli presenta moltissime striature che sembrano i letti di un fiume.

Per Dione una delle ipotesi da la colpa dei solchi agli anelli di saturno che oltre a far piovere roccia sul pianeta stesso potrebbero anche farli spazzare via nello spazio; proiettili vaganti pronti ad arrestarsi su qualsiasi cosa. In linea con questo pensiero, i creatori di tutto questo potrebbero essere altre due lune, Helene e Polydeuce.

In conclusione, un altro mistero che ci regala lo spazio.