Quella recentemente documentata dai ricercatori nell’Oceano Pacifico occidentale, è ad ora la più profonda tra le recenti eruzioni vulcaniche sottomarine conosciute sulla Terra.

 

L’eruzione ha avuto luogo nella fossa delle Marianne, il luogo più profondo della Terra

L’eruzione ha infatti avuto luogo a circa 7 km sotto la superficie dell’oceano, più precisamente sul Back-Arc Mariana, che si trova al largo delle isole Marianne vicino al Giappone. Ovvero una zona di vulcani attivi sui fondali della Fossa delle Marianne, la parte più profonda degli oceani della Terra ed in assoluto il punto più profondo del Pianeta.

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori guidati dal geologo marino Bill Chadwick, della Oregon State University. Chadwick ha dichiarato che “la maggior parte dell’attività vulcanica del mondo si svolge effettivamente nell’oceano, ma la maggior parte di essa passa inosservata. Questo perché i terremoti sottomarini associati ad attività vulcanica sono generalmente di piccola entità e la strumentazione è lontana sulla terraferma. Molte di queste aree sono profonde e non lasciano indizi sulla superficie. Questo rende le eruzioni sottomarine molto sfuggenti“.

 

La prima osservazione dell’eruzione nell’Oceano Pacifico nel 2015

La prima osservazione dell’eruzione del Back-Arc di Mariana è stata effettuata nel dicembre 2015 dalle telecamere di un veicolo subacqueo autonomo. Le foto scattate dal robot sottomarino, hanno rivelato la presenza di un flusso di lava scuro e cristallino sul fondo marino non coperte da sedimenti. Le esalazioni di fluido idrotermale lattiginoso mostrate dalle foto, indicavano che il flusso lavico era ancora caldo e quindi molto giovane.

I dati raccolti in quest’area di ricerca hanno indicato che ci sono stati importanti cambiamenti di profondità tra il 2013 ed il 2015, il che è coerente con un’eruzione vulcanica sottomarina. I flussi lavici scaturiti dall’eruzione, si estendevano su un’area di circa 7,2 km di lunghezza e avevano uno spessore compreso tra 40-137 metri.

Nel Dicembre del 2016, i ricercatori hanno effettuato nuovi studi nella zona, utilizzando due veicoli telecomandati per esplorare il sito. Le nuove osservazioni hanno evidenziato come il sistema idrotermale creatosi sui flussi lavici, fosse già in rapido declino. Questo sta a significare che l’eruzione aveva avuto luogo solo pochi mesi prima della sua scoperta nel 2015.

A spiegarci il motivo è Chadwick con le sue parole: “Tipicamente dopo un’eruzione, si rilascia calore e fluido caldo di sfiato per alcuni anni e gli organismi colonizzano le prese d’aria calde, creando un nuovo ecosistema. Ma dopo poco il sistema si raffredda e gli organismi mobili lo abbandonano. Nel sito era presente ancora un po’ di ventilazione calda, ma era già evidentemente diminuita”.