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La maggior parte delle lune dei pianeti del nostro sistema solare in passato risultano essere state dei bersagli per molti detriti spaziali. Certo, lo sono stati anche i pianeti come la Terra, ma l’effetto è molto meno evidente; tutti noi abbiamo in mente com’è fatta la Luna, grigia e piena di crateri. Un’altra luna simile è Phobos la quale orbita intorno al pianeta rosso.

La sua superficie è caratterizzata da due cose, un enorme cratere e una lunga serie di scie presenti quasi dovunque. Phobos in sé risulta larga appena 27 chilometri nel punto più largo mentre il cratere sopracitato ne è largo 9 e al suo interno ne è presente un altro più piccolo. Uno studio che ha preso in esame le striature sta dando attribuendo l’origini di quest’ultime proprio all’oggetto che si era schiantato sulla piccola roccia, Stickney.

 

Massi rotolanti

L’idea originale è addirittura degli anni ’70, ma è stata ripresa recentemente da Kenneth Ramsey della Brown University. Apparentemente l’enorme macigno, dopo essersi schiantato su Phobos, ha rilasciato tonnellate di frammenti i quali si sono messi a rotolare per tutta la luna. Per quanto l’ipotesi possa risultare valida, c’erano alcuni punti che andavano rivisti.

Il problema principale è che alcuni passavano addirittura sopra il cratere e altri non avevano un percorso logico, almeno rispetto al punto d’impatto. La spiegazione, arrivata tramite un’elaborazione a computer, è che alcuni dei massi rotolanti hanno circumnavigato più volte la piccola luna finendo per creare un percorso non lineare e passando anche sopra il cratere che gli aveva dato origine.

Un altro problema da comprendere era quello di diversi punti morti ovvero senza alcun segno di passaggio sopra tra un solco e l’altro. La spiegazione è che si tratti di parti di terreno più profondo con all’estremità delle creste. Quest’ultime sarebbero diventate come delle rampe per le rocce che una volta raggiunte sarebbero finite in un breve volo suborbitale prima di atterrare e continuare il viaggio.