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In generale la teoria dell’evoluzione è un concetto semplice, ma se si cerca di collegare i singoli tasselli allora risultato tutto più complicato e dispersivo. Capita spesso di ritrovare resti di ominidi i quali possono essere ricondotti ad una specie già conosciuta oppure ad un punto d’incrocio o a qualcosa di mai visto prima. Andando ancora possono risultare essere dei nostri antenati o quelli dei primati o dei “vicoli ciechi” evolutivi.

Tra quest’ultimi è sempre stato annoverato il Neanderthal, l’ominide che ha vissuto milioni di anni fa in Europa prima dell’arrivo dell’arrivo proprio dei nostri antenati. Di teorie in merito a tale specie ce ne sono diverse e una di queste li vide essersi incrociati con l’homo Sapiens, solo alcuni esemplari si intende. Un’ulteriore studio sta rafforzando questa teoria.

 

Il DNA Neanderthal

Apparentemente molti europei presentano circa il 2% di DNA Neanderthaliano nascosto nei loro geni, comparazione fatta grazie ai resti rivenuti nel corso dei decenni passati. La caratteristica principale rispetto al Sapiens era la forma della testa più allungata sul piano orizzontale e piatta in cima. Questo aspetto rendeva di conseguenza la forma del cervello sostanzialmente diversa ed è quello che è stato visto in quasi 4.500 risonanze magnetiche su persone tuttora vive.

Sono poi stati rivelati due particolari geni ovvero l’UBR4 e PHPLPP1; ecco una dichiarazione del dottor Fisher, un genetista del Max Planck Institute for Psycholinguistics: “Sappiamo da altri studi che interrompere completamente UBR4 o PHLPP1 può avere conseguenze importanti per lo sviluppo del cervello.”

Ecco le parole di un altro esperto dello stesso istituto, il dottor Philipp Gunz: “L’obiettivo del nostro studio è capire l’insolita forma cerebrale dell’uomo moderno. Questi risultati non possono essere utilizzati per fare inferenze su ciò che i Neanderthal potrebbero o non potrebbero fare.”