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Considerato quanto sia costoso portare qualsiasi cosa nello spazio, il futuro di viaggi spaziali efficienti ed economici potrebbe dipendere dall’uso delle risorse già esistenti. Lo spazio può sembrare grande e vuoto, e lo è per lo più, ma c’è abbastanza materiale grezzo che vi “galleggia” sotto forma di asteroidi e comete per farci andare avanti. 

L’idea che questi asteroidi possano essere utili per raggiungere lo spazio interstellare (e non solo) senza spendere così tanto carburante è un progetto in essere già da alcuni anni. 

 

Fatto nello spazio

Made In Space è un’azienda che sviluppa tecnologia per produrre e sviluppare qualcosa nello spazio, appunto. Ad esempio, gli astronauti hanno stampanti 3D a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, che creano strumenti utili. Con il finanziamento dell’innovativo Advanced Concept Program della NASA, Made in Space ha esplorato un’idea piuttosto selvaggia: per raccogliere la materia prima per tutte le nostre esigenze di creazione nello spazio, Made in Space vuole inviare piccoli strumenti verso gli asteroidi con l’obiettivo di trasformarli in astronavi giganti.

L’idea di base di afferrare asteroidi e riportarli al sistema Terra-Luna per raccogliere le loro risorse non è nuova. In effetti, è un’idea così poco nuova che la NASA pianifichi di inviare un veicolo spaziale robotico su un asteroide vicino alla Terra e riportarne un frammento nell’orbita lunare per studiarlo entro il prossimo decennio. 

Il problema: la NASA può riportare solo una parte molto piccola della roccia spaziale, perché gli asteroidi sono molto, molto grandi, e spostare grandi cose nello spazio richiede un sacco di carburante. Nel caso di un grande asteroide, una quantità quasi impossibile di carburante, specialmente se si desidera che le cose vengano fatte in modo tempestivo.

 

Project RAMA

Ciò che Made in Space vuole fare con Project RAMA, Reconstituting Asteroids into Mechanical Automata, è trasformare gli asteroidi in veicoli spaziali auto-assemblati, autonomi, semoventi e completamente autonomi. Se si dovesse riuscire a farlo, significherebbe che la piccola navicella – come un seme inviato ad un asteroide – sarebbe equipaggiata per usare materiali sull’asteroide stesso per fabbricare computer, sistemi di guida, motori e abbastanza energia da indurre l’asteroide ad usare la propria massa per spingersi di nuovo verso l’immediato vicinato della Terra. Quindi il veicolo passerebbe al successivo asteroide per ripetere il processo.

La parte più difficile di tutto ciò sarà la progettazione del seed engine. Dovrà essere incredibilmente resistente, con la possibilità non solo di stampare in 3D usando qualsiasi materiale trovi, ma anche di stampare in 3D altre stampanti 3D analogiche per accelerare il processo. Fortunatamente, sappiamo come fare anche questo. 

Immaginiamo il veicolo-seme che si appoggia su un asteroide, raccogliendo alcune parti di regolite e poi stampare il tutto con una stampante 3D analogica preprogrammata per l’autoreplicazione.

Per quanto possa sembrare fantastico, la maggior parte delle tecnologie fondamentali per far sì che Project RAMA venga posto in essere è il motivo per cui la NASA è impegnata nel suo finanziamento.

L’obiettivo di questo studio è capire come dovrebbero funzionare le navicelle autoreplicanti, definire i requisiti e costruire una roadmap tecnologica. Se tutto andrà perfettamente, una di queste navicelle potrebbe potenzialmente essere inviata verso un asteroide vicino alla Terra nel 2030.