spirulina malattie

Un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto la presenza, nell’alga spirulina (Arthrospira platensis), di un composto che agevola la vasodilatazione.

Questa scoperta potrebbe condurre allo sviluppo di terapie innovative e naturali, per il trattamento dell’ipertensione.

 

L’alga spirulina, il batterio buono

La sostanza consiste in un peptide, chiamato SP6, ed è stata scoperta da un team italiano dell’Unità di Fisiopatologia Vascolare del IRCCS Neuromed di Isernia, coaudivato dai colleghi del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Salerno e dell’Università Sapienza di Roma.

L’alga spirulina è un cianobatterio, ovvero un batterio che è in grado di eseguire la fotosintesi clorofilliana. Da tempo sono note le numerose proprietà benefiche della spirulina, ma erano ignoti i meccanismi d’azione.

 

Una ricerca italiana tra Lazio e Molise

Il team, guidato dai prof. Carmine Vecchione e Albino Carrizzo, si è concentrato su questo microrganismo, isolandone numerosi peptidi. Tra tutti i peptidi isolati, i ricercatori ne hanno individuato uno completamente nuovo, che hanno battezzato SP6.

I ricercatori hanno poi testato le proprietà di SP6, su vasi sanguigni in vitro, creati in laboratorio, e su alcuni murinidi. Da questi test è emersa l’accentuata capacità di questo composto di agire come vasodilatatore.

Il prof. Carrizzo, ha spiegato: “Abbiamo iniziato la nostra ricerca simulando una digestione gastrointestinale dell’estratto grezzo di spirulina: abbiamo quindi riprodotto quello che accade nell’intestino umano dopo l’ingestione della sostanza, per isolare i peptidi che verrebbero assorbiti dal nostro organismo”. Il prof. Vecchione ha poi aggiunto che il composto isolato dalla spirulina, agisce in modo positivo sul meccanismo difettoso dell’ossido nitrico, presente nei pazienti ipertesi.

Ci sarà comunque bisogno di ulteriori test per confermare le caratteristiche vasodilatatrici del peptide SP6. A cui poi dovranno seguire test clinici approfonditi che condurranno alla sperimentazione sull’uomo.

Si punta con questi studi ad ottenere un composto naturale che possa coadiuvare le terapie tradizionali per l’ipertensione.