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Secondo un recente studio, le statue dell’Isola di Pasqua sarebbero servite per indicare agli abitanti i punti dove trovare fonti di acqua potabile. Il loro scopo era quindi quello di permettergli di trovare l’acqua nell’arida isola in modo veloce, essendo le imponenti statue facilmente individuabili.

Questo potrebbe significare che la popolazione dell’isola che ha costruito queste statue, note come moai, non fosse barbara e votata solo alla guerra, ma una società premurosa e pacifica.

L’autore dello studio, il dott. Terry Hunt, dell’Università dell’Arizona, ha affermato che “i monumenti e le statue si trovano in luoghi con accesso a una risorsa fondamentale ogni giorno per gli abitanti dell’isola: acqua fresca. Quindi, queste statue, rappresentanti gli antenati divinizzati, riflettono sentimenti di condivisione legate all’acqua, ma anche al cibo ed ai legami familiari e sociali, oltre che a tradizioni culturali che implicano la conoscenza delle precarie condizioni di sostenibilità dell’isola”.

Nonostante quindi le difficili condizioni di vita sull’arida isola, i suoi abitanti sono riusciti a condividere conoscenze e risorse per oltre 500 anni, fino all’arrivo degli europei. Stando a quanto afferma Hunt, i contatti con il Vecchio Continente, hanno infatti portato sull’isola malattie, schiavitù e altre ben note problematiche connesse con il colonialismo.

 

I colossali moai dell’Isola di Pasqua

Sull’Isola di Pasqua si trovano 887 moai. Si tratta di enormi teste monolitiche in pietra, appoggiate su enormi piattaforme chiamate ahu. I moai sono sparsi per l’intera isola della Polinesia orientale e furono scolpite tra il 1250 ed il 1500, dal popolo Rapa Nui. Sono alte fino a 12 metri e pesano intorno alle 75 tonnellate. Sotto le gigantesche teste, decorate con una pietra rossa a forma di cappello (il Pukao), si trovano anche i busti delle statue.

A lungo si è dibattuto sul motivo per cui il popolo Rapa Nui abbia investito così tante risorse ed energia nella costruzione di queste enormi statue monolitiche.

Secondo gli autori di questo studio potrebbe essere stata la scarsità dell’acqua, preziosa e fondamentale risorsa, a spingerli alla costruzione dei moai.

 

La modelizzazione spaziale quantitativa

Il professor Carl Lipo, della Binghamton University di New York, co-autore dello studio, ha affermato che il problema relativo alla disponibilità di acqua, è spesso menzionato nel corso dei vari studi condotti su questa particolare isola.

Tramite l’applicazione di una tecnica matematica, chiamata modellizzazione spaziale quantitativa, i ricercatori hanno cercato di individuare una relazione tra la posizione dei moai e la disposizione di materiali naturali.

Come afferma il prof. Lipo, analizzando i dettagli idrologici dell’isola, i ricercatori hanno notato che la posizione delle statue era strettamente correlata con le zone a da cui si poteva avere accesso a fonti di acqua potabile.

 

La rete idrica segnalata dalle mastodontiche statue

Esaminando infatti le aree attorno agli ahu, i ricercatori hanno scoperto che erano collegate ai punti dove emergeva acqua potabile dalle falde acquifere. Osservando e comparando le zone dove vi erano moai con quelle dove invece erano assenti, hanno scoperto che tutte le statue sono collegate alla presenza di acqua, mentre nelle zone dove non ci sono moai, non vi è neanche acqua. Hanno ottenuto così un modello impressionante per la coerenza di questa relazione, tra moai ed acqua, in tutte le statue.

Come ha evidenziato Lipo, “anche gli ahu ed i moai all’interno dell’isola, hanno in prossimità fonti di acqua potabile. Il nostro studio dimostra che questo modello è statisticamente valido e non solo una nostra percezione “.

 

Le prove che i moai segnalassero l’acqua potabile

Robert Di Napoli, principale autore dello studio, e dottore in antropologia all’Università dell’Oregon ha affermato: “Molti ricercatori, inclusi noi stessi, hanno a lungo speculato sulle associazioni tra ahu, moai e diversi tipi di risorse come acqua, terreni agricoli ed aree con buone risorse marine. Tuttavia, queste associazioni non sono mai state testate quantitativamente o sono mai risultate statisticamente significative. Il nostro studio invece, presenta una modellizzazione spaziale quantitativa che mostra chiaramente che gli ahu sono associati alle fonti d’acqua potabile, e non sono associati allo stesso modo ad altre risorse.”

Fino ad oggi si è sempre creduto che il popolo Rapa Nui, fosse un popolo di grandi guerrieri spazzato via da una sanguinosa guerra combattendo per le risorse dell’isola. Il prof. Lipo invece crede che la civiltà dell’Isola di Pasqua sia stata spazzata via da influenze esterne e che le ultime scoperte confermino questa sua teoria.