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Un gruppo di ricercatori guidati dallo scienziato John Wisesono riusciti a rivelare ulteriori dettagli sulla formazione dei buchi neri. Dopo oltre 13 miliardi di anni, l’intensa luce dei primi buchi neri è riuscita ad attraversare l’intero universo in modo da raggiungere i telescopi terresti. La luce prodotta da questi corpi ancora misteriosi ha fornito importanti informazioni sulla loro formazione.

Analizzando i dati dell’evoluzione dei primi universi tramite varie simulazioni di un super computer, il team è riuscito ad individuare degli aloni di materia oscura. Essa è un misterioso elemento che costituisce la maggior parte della materia, visibile grazie alla sua capacità di non riflettere ne assorbire la luce.

 

Formazioni parecchio lontane

John Wise, autore principale dello studio e astrofisico alla Georgia Tech, ha dichiarato: “In questo studio, abbiamo scoperto un meccanismo totalmente nuovo capace di scatenare la formazione di enormi buchi neri. Invece di considerare solo le radiazioni, dobbiamo guardare con quanta rapidità crescono gli aloni. Non abbiamo bisogno della fisica per capirlo, solo come viene distribuita la materia oscura e in che modo la gravità la influenzerà. La formazione di un enorme buco nero richiede di essere in una regione rara con un’intensa convergenza di materia”.

Lo studio ha evidenziato come, quando la formazione di una galassia avviene rapidamente, si possano formare dei buchi neri massicci. Una conseguenza di questo raro processo è l’interruzione della formazione stellare che da il via alla formazione di un buco nero. Ciò potrebbe indicare che questi corpi sono più comuni nell’universo di quanto si pensasse in precedenza.