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Negli ultimi anni è molto aumentata una delle nuove minacce per gli ecosistemi marini: l’inquinamento acustico degli oceani.

Negli ultimi anni all’aumento del traffico navale, si sono aggiunte anche le esplosioni di cannoni ad aria compressa, utilizzati nei sistemi di ricerca di petrolio e gas al largo soprattutto delle coste USA. Questo sistema provoca rumori molto forti che interferiscono con la migrazione, la riproduzione e l’alimentazione di molte creature marine.

 

Esplosioni di aria compressa in mare aperto per cercare petrolio e gas

Le navi per questo tipo di ricerche utilizzano da 12 a 48 cannoni ad aria compressa, sparandola in profondità nell’oceano. Le onde sonore colpiscono quindi il fondale oceanico e rimbalzano tornando indietro fino ad essere percepite dai sonar a bordo. In questo modo viene creata una mappa tridimensionale in cui vengono individuati i punti dove vi sono petrolio e gas.

Ultimamente l’amministrazione di Donald Trump, ha consentito questo tipo di esplorazione a parecchie società, intenzionate ad eseguire trivellazioni in mare aperto. Le esplorazioni avvengono soprattutto lungo la costa orientale della Florida. Non sono ancora iniziate nell’Atlantico, ma la rimozione del divieto delle trivellazioni da parte di Trump, porterà sicuramente alla richiesta di ulteriori permessi. Alle società petrolifere potrebbe essere concesso anche di eseguire queste indagini anche nel Golfo del Messico e nel Pacifico. E purtroppo i cannoni ad aria compressa sono il metodo maggiormente utilizzato per questo tipo di indagini.

 

I danni provocati all’ecosistema marino dai cannoni ad aria compressa

Secondo quanto affermato da Douglas Nowacek, docente di conservazione marina alla Duke University, questi cannoni “sparano all’incirca ogni 10 secondi tutto il giorno per mesi. Il rumore che producono viene avvertito fino a 4000 km di distanza, questo ha un enorme impatto sulla vita oceanica”.

Alcuni scienziati affermano che il rumore dei cannoni ad aria compressa e dei sonar delle navi, unito al traffico navale, potrebbero portare gradualmente alla morte moltissime creature marine. Questi rumori provocano infatti l’alterazione dell’udito degli animali, emorragie cerebrali e impediscono la comunicazione tra gli animali.

Molte specie hanno già subito una diminuzione degli individui nelle popolazioni, poiché questi rumori ne disturbano l’alimentazione, la riproduzione ed il comportamento.

In uno studio del 2017, i ricercatori hanno evidenziato che le rumorose esplosioni dei cannoni ad aria compressa, uccidevano circa i due terzi dello zooplacton attorno all’esplosione. Lo zooplancton, soprattutto il krill, sono un’importante fonte di cibo per le balene.

Michael Jasny, responsabile della protezione dei mammiferi marini per il Natural Resources Defense Council, ha affermato che “i ricercatori hanno visto una completa assenza di vita nelle zone colpite dal cannone ad aria compressa”.

Il rumore provocato dai cannoni è stato definito da Christopher Clark, ricercatore senior nel programma di bioacustica al Cornell Lab of Ornithology, “inferno vivente” per la vita sottomarina. Clark ha studiato la comunicazione delle balene per 40 anni.

 

Aumentano stress e rischio di collisione con le navi

Oltre ad influenzare la vita degli animali marini, il rumore dei cannoni è così forte da coprire il rumore della nave. Aumenta così il rischio di collisioni, soprattutto per le balene.

Una simile condotta, costante negli anni, potrebbe essere devastante per la vita dell’oceano. “Lo stress cronico prolungato di qualsiasi tipo è molto nocivo, perché influisce negativamente sulla riproduzione”, ha affermato il dottor Nowacek.

Inoltre, in un ambiente a scarsa visibilità come l’oceano, la comunicazione tra gli individui è fondamentale. Molte specie come balene, delfini e orche, comunicano con suoni clic, canti e vocalizzi e, ad esempio, le orche usano l’ecolocalizzazione per cacciare. L’inquinamento acustico dell’oceano ha effetti molto negativi su tutti questi sistemi di comunicazione, creando gravi danni alla vita di questi animali.

 

L’inquinamento acustico uccide gli ecosistemi marini

Inoltre il traffico navale è molto aumentato, e potrebbe addirittura raddoppiare nel 2030. In questo modo aumenteranno anche tutti i rumori prodotti dalle navi: il rombo dei motori, la cavitazione ed il rumore generato dal crollo delle bolle sincrono provocato dalle eliche.

Un’altra prova dell’influenza devastante che i forti rumori hanno sulla vita delle creature marine, è quanto accaduto nel 2008 nella Baia di Baffin, in Canada. I test sismici effettuati in quella zona, portarono la popolazione di narvali della zona a ritardare la migrazione verso sud. La partenza eccessivamente ritardata, fece si che l’intero gruppo rimanesse intrappolato nel ghiaccio, provocando la morte di più di 1000 esemplari.

Inoltre le forti esplosioni di aria compressa influenzano anche particolari organi di alcuni animali, chiamati statocisti, che sono responsabili dell’equilibrio e dell’orientamento. Polpi, calamari, aragoste ed altri invertebrati marini, si trovano così disorientati e vulnerabili ai predatori.

Purtroppo ad oggi le normative sul rumore subacqueo e l’inquinamento acustico degli oceani, sono scarse, disgregate e a volte contraddittorie. Per questo motivo le Nazioni Unite hanno finalmente deciso di organizzare un incontro per discutere sull’inquinamento acustico dei mari e sull’effetto dannoso che ha sulla vita marina.