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È inutile girarci intorno, la Terra non è per niente in un ottimo stato e la colpa è quasi totalmente da attribuire all’operato dell’uomo. Certo, ci sono eventi naturali che nel corso degli anni, milioni di anni, hanno spazzato via la vita ancora prima della nostra comparsa e ce ne saranno anche dopo, ma noi siamo stati in grado di peggiorare la situazione in tempi ancora più brevi.

Come stiamo stati in grado di fare tutto questo qualcuno sta sperando di riuscire anche di risolverla. Di idee in merito ce ne sono parecchie e sono note come geoingegneria. Il loro scopo è attuare enormi progetti nel tentativo di invertire gli eventi disastrosi che si stanno susseguendo negli ultimi anni. In passato ne abbiamo visto uno che riguardava la creazione di una gran numero di vasche d’acqua in mezzo al Sahara, ma come detto non è l’unico.

 

Muri di vegetazione

Uno di questi progetti, il Great Green Wall, che attualmente è già in corso d’opera, è quello di creare un gran numero di zone verdeggianti in più parti del pianeta anche se ci sono dei punti con un più impellente bisogno. Si tratta delle zone a ridosso del deserto e l’ovvio scopo è ridurre proprio la desertificazione che si fa strada.

I due punti più caldi, se così li vogliamo definire, sono il deserto del Gobi nel nord della Cina e il Sahara nel Nord d’Africa. Nel primo caso il progetto prevede un’area lunga ben 4.500 chilometri mentre nel secondo caso sono previsti quasi il doppio dei chilometri ovvero 8.000 chilometri.

Possono essere definiti come muri verdi e all’inizio sono necessarie attente azioni di monitoraggio con l’uso di satelliti e algoritmi. Grazie agli sforzi congiunti tra Google e l’ONU è stato creato un database che fornisce i dati necessarie ai ricercatori e a tutte le parti impegnate in questo ambizioso progetto per salvare parti del pianeta, e si spera tutto.