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Continua nel Nord America il dilagare della malattia del deperimento cronico del cervo (in inglese Chronic Wasting Disease, CWD), più conosciuta come “malattia dei cervi zombie”. Il morbo sta infettando i cervidi del Nord America, tra cui il cervo dalla coda bianca, il cervo mulo e l’alce. Fino ad ora è noto con certezza che in almeno 24 stati USA e 2 province canadesi sono stati riscontrati casi della malattia neurologica che colpisce i cervidi e che spaventa per la possibilità di trasmissione all’essere umano.

Si tratta di una malattia con sintomi progressivamente più gravi, fino ad arrivare alla morte dell’animale. Il morbo provoca danni al cervello, bucando i neuroni e facendolo assomigliare ad una spugna. Gli animali colpiti da questa malattia risultano essere deperiti, scoordinati e mostrano un comportamento anormale.

In alcuni video girati negli USA, si vedono i cervi malati girare su loro stessi, poi fermarsi per un momento e compiere piccoli movimenti con la testa, per poi riprendere a girare. Proprio a causa di questi comportamenti e di questi strani movimenti, al morbo è stato dato il soprannome di malattia dei cervi zombie. Altri sintomi della malattia sono isolamento e scarsa interazione con i simili, nervosismo, apatia, ipersalivazione, aggressività e una mancanza di paura nei confronti dell’essere umano.

Si tratta di una malattia conosciuta da tempo, la prima testimonianza risale al 1967. Fu diagnosticata ad un cervo mulo (Odocoileus hemionus), ospitato in una struttura di ricerca del Colorado.

 

La preoccupazione per la possibile trasmissione all’uomo

Questa malattia desta preoccupazione poiché appartiene alla classe delle encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE) o malattie da prioni. I Prioni, dall’inglese prion, acronimo di “PRoteinaceus Infective ONly particle”, sono “agenti infettivi non convenzionali” di natura proteica. Non presentando alcun tipo di materiale genetico, ma essendo costituiti solo da una glicoproteina, non possono essere definiti nemmeno dei virus.

I prioni modificano la capacità delle proteine del cervello di ripiegarsi in modelli standard. Questo fa si che le proteine cerebrali dei cervi infetti si ripieghino in modo anomalo compromettendo irrimediabilmente le funzionalità neuronali. Non essendo degli organismi viventi, i prioni si diffondono facilmente e sono estremamente difficili da debellare. Tecnicamente non si possono uccidere.

I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitensi (CDC) hanno dichiarato che l’infezione negli esseri umani è possibile. Secondo la CDC, fino ad ora non ci sono studi che dimostrino che si possa contrarre l’infezione mangiando carne di cervo infetta. Ma uno studio del 2017 aveva dimostrato che questo può accadere nelle scimmie. Pertanto per il momento sconsigliano di mangiare carne proveniente da cervi infetti o di dubbia provenienza.

Durante una presentazione in Minnesota, Trevor Ames, rettore del college di medicina veterinaria dell’Università del Minnesota, ha mostrato infatti che i prioni della CWD sono stati trovati nella saliva, nell’urina e nelle feci di cervi infetti, ma sono anche presenti nei loro organi e nel loro tessuto muscolare, cioè le parti consumate dall’uomo. Al momento, non ci sono comunque casi di CWD nell’essere umano.

 

Il ricordo della mucca e la malattia di Creutzfeldt-Jakob nell’uomo

La CWD fa parte della stessa categoria della purtroppo famosa “malattia della mucca pazza” o encefalopatia spongiforme bovina (BSE), causata anch’essa dai prioni e collegata allo sviluppo del morbo letale della Malattia di Creutzfeldt-Jakob negli umani.

In seguito agli eventi legati alla BSE, che negli anni ’90 portarono al macello oltre 4 milioni di mucche malate e che causarono in molti paesi il blocco dell’importazione di carne dalla Gran Bretagna, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha imposto norme più severe. Le carni destinate al consumo alimentare, devono essere infatti controllate per escludere che provengano da animali infettati da prioni.

Inoltre i precedenti storici della BSE, hanno condotto i CDC statunitensi ad avvisare tempestivamente la popolazione di evitare il consumo di carni provenienti da animali infetti.