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La NASA potrebbe essersi imbattuta nelle tracce di un antico mare marziano circa vent’anni fa, durante la sua prima missione con un rover su Marte, ma non ne rese conto.

Secondo un nuovo studio, il primo rover inviato dalla NASA su Marte atterrò sul sito di uno stramazzo. Ovvero uno sbarramento di terra che fu sormontato dal flusso d’acqua del vicino oceano, a causa di alluvioni catastrofici, dando origine ad un mare interno sul pianeta.

 

Ventidue anni dopo la missione Pathfinder

Questi nuovi risultati giungono 22 anni dopo l’atterraggio della sonda Sojourner. Mars Pathfinder fu una missione scientifica della NASA per l’esplorazione di Marte. Si trattava della prima missione con un rover, Sojourner, sul Pianeta Rosso. La sonda fu lanciata il 4 Dicembre del 1996 con un razzo Delta II. Dopo un viaggio di 7 mesi, atterrò nell’Ares Vallis, in una regione chiamata Chryse Planitia, il 4 luglio 1997. Una volta giunto su Marte, il rover analizzò il suolo e le rocce del sito di atterraggio effettuando diversi esperimenti sulla superficie marziana.

Recentemente sono stati ripresi in esame i paesaggi osservati dalla Sojourner, e ora potrebbe aggiungere un altro tassello all’ipotesi, ormai sempre più condivisa, del passato “umido” di Marte.

 

Pathfinder: come obiettivo i canali di Marte

L’obiettivo della missione Pathfinder, era quello di studiare dei canali che erano precedentemente stati individuati dalla sonda Mariner 9. All’epoca si pensava fossero il lascito di grandi inondazioni, molto più estese di quanto non fosse mai accaduto sulla Terra. Per questo inviarono Sojourner, che però osservando i canali scoperti dal Mariner 9, li trovò molto meno profondi di quanto non sembrassero visti dall’orbita della Mariner. Per questo motivo iniziarono a pensare che fossero stati creati da detriti o flussi lavici, quindi escludendo la presenza di acqua.

Ma la nuova analisi di quei luoghi, potrebbe gettare una nuova luce sull’origine dei canali e spiegare una volta per tutte se si sia trattato di acqua o lava. Secondo le nuove simulazioni infatti, le zone osservate da Sojourner 22 anni fa, mostrerebbero le tracce di un mare antico ed imponenti alluvioni.

 

Il mare interno di Marte creato da un catastrofico alluvione

Alexis Rodriguez, scienziato senior del Planetary Science Institute, ha dichiarato che lo studio “mostra un bacino, con una superficie circa quella della California, che separa la maggior parte dei canali marziani, dal sito di atterraggio del Pathfinder. I detriti o i flussi lavici avrebbero riempito il bacino prima di raggiungere il sito di atterraggio del Pathfinder. L’esistenza stessa del bacino suggerisce inondazioni cataclismiche come meccanismo di formazione primario dei canali. Il bacino è coperto da depositi sedimentari con una distribuzione che corrisponde esattamente alla portata di un’inondazione, dovuta ad alluvioni catastrofici, che avrebbero formato un mare interno.

Le simulazioni numeriche eseguite nello studio, indicano inoltre che il mare si è rapidamente coperto di ghiaccio ed è scomparso nel giro di poche migliaia di anni a causa della sua rapida evaporazione e sublimazione. Questa nuova scoperta favorisce quindi fortemente, l’ipotesi dell’oceano settentrionale.

Secondo Rodriguez, “questo mare era probabilmente alimentato dalle falde acquifere. Se le antiche falde acquifere di origine ospitassero la vita, i materiali sedimentari marini rimasti sul sito di atterraggio di Pathfinder, potrebbero contenere una traccia di quella vita in una posizione facilmente accessibile dalle future missioni”.