Man mano che la NASA analizza i dati di New Horizons, vengono a poco a poco svelati i misteri di Ultima Thule, l’oggetto più lontano mai esplorato dall’uomo nello spazio.

Nella conferenza stampa del 18 Marzo della NASA sulla missione New Horizons, molti ricercatori hanno descritto i dati analizzati sulla geologia, l’origine, le caratteristiche della superficie e la forma insolita del pancake Ultima Thule.

 

New Horizons: da Plutone ad Ultima Thule

La sonda spaziale New Horizons ha sorvolato la lontana, antica roccia spaziale, il 1 gennaio di quest’anno, dopo un viaggio di 13 anni ai confini del Sistema Solare. Originariamente la missione di New Horizons era solo quella di studiare Plutone, ma il team della NASA e l’Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University, hanno poi deciso di inviarla ad esplorare un oggetto molto più lontano: una piccola roccia spaziale a due corpi che si trova a circa 6 miliardi e mezzo di chilometri dalla Terra, scoperta solo cinque anni fa e ufficialmente nominato MU69 2014.

Durante il suo breve passaggio su Ultima Thule, la sonda New Horizons ha fotografato l’antico corpo celeste ed ha subito iniziato ad inviarne i relativi dati sulla Terra. Operazione che richiede comunque un po’ di tempo affinché tutti gli importanti dati scientifici giungano sulla Terra. I ricercatori hanno comunque già molto lavoro da svolgere per analizzare i dati ricevuti dalla sonda spaziale.

 

A poco a poco che la NASA riceve i dati, aumentano le sorprendenti scoperte

Come ha affermato Alan Stern, principale ricercatore della missione New Horizons, durante la conferenza stampa: “i dati che abbiamo già ricevuto sono molto interessanti e stanno davvero cambiando le nostre idee su come dai piccoli corpi celesti della fascia di Kuiper, si siano formati i precursori di pianeti come Plutone”.

Ultima Thule, il cui nome deriva dal latino e rimanda ad un mondo lontano e sconosciuto, è una particolare roccia bi-lobata, composta da un lobo piatto simile ad un pancake soprannominato “Ultima” sormontato da una piccola roccia rotonda soprannominata “Thule”. Il team di ricercatori ipotizza che i due pezzi del corpo celeste non siano sempre stati attaccati l’un l’altro. Si sarebbe trattato infatti di due corpi separati che, dopo una lenta danza orbitale, alla fine si sono uniti per formare il corpo celeste che oggi osserviamo.

Secondo William McKinnon, ricercatore alla Washington University, Ultima Thule ci potrebbe dare informazioni su una nuova classe di formazione nel nostro Sistema Solare. Aumentando le nostre conoscenze su come i corpi binari di questo tipo si formino, prima come coppie di oggetti orbitanti, che successivamente si fondono. Ultima Thule rappresenta quindi una vera e antica reliquia del nostro Sistema Solare, che fornisce agli scienziati un’immagine migliore di come i pianeti ed i piccoli corpi planetari iniziano a formarsi.

 

Ultima Thule: il corpo celeste “ultra rosso”

Ma la storia della sua formazione non è l’unico aspetto interessante dell’oggetto celeste. Ciò che attira l’attenzione dei ricercatori è anche la straordinaria colorazione di Ultima Thule. Sebbene la maggior parte delle immagini che New Horizons ci ha inviato di Ultima Thule siano in bianco e nero, il piccolo corpo celeste è tecnicamente “ultra rosso”. Secondo Carly Howlett, membro del team scientifico di New Horizons, è la prima volta che viene esplorato un oggetto “ultra rosso” e questo pone nuove domande e nuove sfide al team. “L’imaging a colori rivela che ci sono leggere differenze di colorazione su tutta la superficie, e vogliamo sapere che cosa le provoca”.

I ricercatori continueranno ora ad estrarre i dati che New Horizons continua ad inviare e continueranno ad arrivare almeno fino all’estate 2020. In attesa che un’altra estensione della missione possa spingerla verso un mondo ancora più lontano ed esplorato.