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Credit NASA JPL

Grazie ai preziosi dati ottenuti dalla sonda spaziale Cassini della NASA, i ricercatori hanno potuto ottenere alcune preziose e rare immagini delle cinque mini lune di Saturno. La sonda Cassini ha raccolto i dati nel suo passaggio ravvicinato a Saturno, avvenuto durante gli ultimi giorni della sua missione. Rivelando nuovi importanti dettagli sulle lune “a forma di raviolo” di Saturno.

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Le cinque piccole lune di Saturno

Le cinque mini lune, si trovano molto vicino agli anelli di Saturno. Da quanto ha dichiarato la NASA, sembra siano ricoperte di materiale proveniente dagli anelli di Saturno, e da frammenti ghiacciati dell satellite più grande, Encelado.

Ciò che rende particolari queste piccole lune, non è solo la loro composizione o la loro posizione, ma piuttosto la loro bizzarra forma. Le cinque piccole lune, Pan, Daphnis, Atlas, Pandora ed Epimeteo; non sono propriamente sferiche, ma hanno del materiale sporgente agli equatori, che le rende piuttosto simili a dei ravioli. Le lune hanno dimensioni che vanno dagli 8 ai 116 km di diametro. Le superfici di questi piccoli satelliti sono molto porose, il che induci i ricercatori a pensare che si siano formate in diversi stadi successivi, con il deposito di materiale degli anelli sopra dei nuclei solidi, magari frammenti di oggetti più grandi. Questo aiuterebbe anche a spiegare la loro insolita forma.

Credit NASA JPL

Questa ipotesi è sostenuta dalle parole di Bonnie Buratti del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA: “abbiamo scoperto che queste lune stanno raccogliendo particelle di ghiaccio e polvere dagli anelli per formare le piccole gonne attorno ai loro equatori. Un corpo più denso sarebbe molto più sferico. In quanto la sua maggiore attrazione gravitazionale attirerebbe il materiale”.

Le mini lune di Saturno sono state scoperte in tempi recenti. Ad esempio Pan fu scoperta nel 1985 e Daphnis nel 2005. E sono proprio queste due lune ad essere quelle più influenzate dai materiali degli anelli di Saturno.

Questa nuova ricerca, che ha condotto a nuove ipotesi sulla storia delle piccole lune e ha portato alle loro immagini, è il risultato dei darti raccolti dalla sonda Cassini nel 2017, prima che terminasse la sua missione. I risultati sono pubblicati sulla rivista Science.

 

Le ultime analisi della sonda Cassini sulle lune di Saturno

Queste preziose scoperte sono state possibili grazie ad un particolare strumento della sonda NASA, Cassini. Si tratta di uno spettrometro in grado di mappare sia nel visibile che nell’infrarosso, il VIMS. Lo strumento raccoglie quindi i dati sia nella luce visibile all’occhio umano che nella luce infrarossa di maggiori lunghezze d’onda. Quando Cassini si è trovata per la prima volta abbastanza vicino a Saturno, ha potuto creare una mappa dello spettro della luna più interna di Saturno, Pan. Analizzando gli spettri ottenuti, si è potuta determinare la composizione dei materiali sulla superficie delle cinque lune.

Tramite le analisi con il VIMS, i ricercatori hanno potuto scoprire che le lune più vicine a Saturno appaiono più rosse, cono colorazioni simili a quelle degli anelli. Mentre quelle più esterne hanno una colorazione più tendente al blu, proprio come la luna ghiacciata Encelado.

Oltre al VIMS, durante i suoi passaggi in vicinanza delle lune avvenuti tra il 2016 ed il 2017, Cassini le ha analizzate anche con i suoi altri strumenti, studiandone lo spettro elettromagnetico e analizzando la polvere, il plasma ed i cambi magnetici, determinando come questi elementi interagiscano con le piccole lune.

 

La possibilità di utilizzare i dati per creare modelli applicabili su altri pianeti

I ricercatori hanno ora intenzione di utilizzare gli stessi dati per creare dei modelli che possano essere applicati anche alle piccole lune che orbitano attorno ad altri pianeti come Urano e Nettuno e forse anche agli asteroidi.

La missione della sonda Cassini si è conclusa nel settembre del 2017, quando si trovò a corto di carburante, dopo 13 anni di lavoro. Ma nei prossimi mesi la NASA rivelerà quali furono le sue ultime scoperte, il “Gran Finale” della sua attività di ricerca.

https://youtu.be/xrGAQCq9BMU