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Sei anni fa il rover della NASA, Curiosity, aveva già scosso la comunità scientifica rivelando tracce di metano, una sostanza legata alla presenza di vita, sulla superficie di Marte. Fino ad oggi gli scienziati non erano riusciti a dimostrare le scoperte di Curiosity, ma sembra che qualcosa sia cambiato, grazie ad una nuova analisi dei dati.

Il nuovo studio è pubblicato sulla rivista Nature Geoscience e conferma che il rover NASA Curiosity, aveva rivelato un picco di metano il 15 Giugno del 2013, mentre studiava il Gale Crater su Marte. A capo di questa nuova ricerca, Marco Giuranna dell’Istituto di Astrofisica e Palanetologia Spaziale di Roma.

Il suo studio non spiega il motivo della presenza di metano sul Pianeta Rosso, ma ne conferma la presenza. Un ulteriore segnale che Marte forse presentava condizioni adatte alla vita nel suo antico passato. La presenza di metano suggerisce infatti la passata esistenza della vita microbica che ha prodotto il gas che ora fuoriesce dalla superficie del pianeta.

 

Le tracce di metano rilevate da Curiosity nel 2013

Il metano è un gas che non permane a lungo nell’atmosfera. Questo significa che il gas rilevato è stato rilasciato poco prima, suggerendo che il picco rilevato da Curiosity è fuoriuscito dalla superficie di Marte. Inoltre il fatto che i picchi di metano su Marte siano rilevati in modo intermittente, significa che viene rilasciato ad intervalli regolari.

Dimostrare l’esistenza del metano su Marte è una grossa responsabilità, per questo gli scienziati sono stati particolarmente attenti e scrupolosi in questa nuova ricerca. La scoperta di Curiosity nel 2013 fu molto interessante di certo, ma all’epoca non c’erano altri strumenti che potessero comprovare la scoperta.

 

La conferma dei dati di Curiosity grazie all’astronomo italiano Marco Giuranna

La conferma della scoperta del 2013 si è infatti avuta ora, grazie alla nuova analisi dei dati raccolti, all’epoca della scoperta di Curiosity, dalla sonda orbitante Mars Express, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). I dati dello Spettrometro Planetario di Fourier della Mars Express, raccolti nel suo passaggio sopra il Gale Crater il 16 Giugno 2013, ovvero il giorno dopo della scoperta di Curiosity, sembrano essere conformi alle misurazione effettuate dal rover NASA.

Esaminando i dati raccolti in 20 mesi dalla Mars Express, Giuranna ed i suoi colleghi hanno potuto confermare l’osservazione di Curiosity. Ci sono riusciti mettendo a punto una nuova tecnica che gli ha consentito di filtrare le centinaia di misurazioni effettuate in una singola zona. Il Mars express non ha inoltre rilevato altri picchi di metano, oltre a quello misurato da Curiosity.

Giuranna ha dichiarato: “in generale non abbiamo rilevato altro metano, a parte un rilevamento preciso di circa 15 parti per miliardo di metano nell’atmosfera, osservato un giorno dopo il picco, di circa sei parti per miliardo, registrato da Curiosity. Sebbene una parei per miliardo sia in generale una quantità relativamente piccola, si tratta comunque di una concentrazione piuttosto notevole per Marte.

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Le ipotesi sulle origini del gas su Marte

Quando Curiosity rilevò la presenza di metano, i ricercatori credettero che il gas fosse  stato rilasciato a Nord del punto dove si trovava il rover, e spinto sino al Gale Crater dai venti meridionali. Ma i dati del nuovo studio indicano uno scenario ben diverso. L’analisi della quantità di metano rilevata, assieme alla geologia della zona, suggerisce che il picco di metano si sia originato proprio nello stesso Gale Crater.

I ricercatori sono giunti a questa conclusione procedendo con due diverse analisi indipendenti. La prima è una simulazione computerizzata per valutare la probabilità di emissione di metano dal suolo di Marte. E poi l’identificazione delle caratteristiche geologiche del Gale Crater, risultate compatibili con il picco di gas metano.

Analogamente a quanto avviene sulla Terra, dove questo tipo di emissioni si verificano lungo le faglie tettoniche, anche su Marte potrebbe essersi verificata un emissione di metano lungo la faglia della regione di Aeolis Mensae.

Il coautore dello studio Giuseppe Etiope, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha affermato: “abbiamo identificato difetti tettonici che potrebbero estendersi al di sotto di una regione proposta per contenere il ghiaccio superficiale. Sorprendentemente, abbiamo notato che la simulazione atmosferica e la valutazione geologica, eseguite indipendentemente l’una dall’altra, suggerivano lo stesso luogo come punto di provenienza del metano”.

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Rimane ancora molto da conoscere sulla geologia della zona

Secondo gli studiosi il gas metano rilevato su Marte è emesso in conseguenza di piccoli eventi geologici. Ma rimane ancora molto da apprendere su questo processo e sul modo in cui il gas è rimosso dall’atmosfera. Inoltre c’è ancora tanto da conoscere sulla natura del sito di Aeolis Mensae. Ciò che è sicuro è che i metodi utilizzati in questo nuovo studio potrebbero condurci alla scoperta di altri luoghi, sul Pianeta Rosso, dove ci sono emissioni di metano. Scoperte che potrebbero condurci alle tracce di una antica vita un tempo esistita su Marte.