La Oxford University in collaborazione con Cancer Research UK, ha condotto uno studio su quasi mezzo milione di persone in cui un totale di 2609 di esse ha poi sviluppato il cancro intestinale.

 

Cosa è emerso dallo studio

I ricercatori hanno stimato tre punti chiavi da tenere in considerazione:

-Mangiare 3 fette di pancetta al giorno invece di una aumenta il rischio di incorrere nel carcinoma intestinale del 20%.

-Per ogni 10.000 persone nello studio che hanno mangiato 21 g al giorno di carne rossa e lavorata, 40 hanno ricevuto diagnosi di tumore intestinale.

-La cifra per coloro che ne hanno mangiata 76 g al giorno, era 48.

 

Come prevenire

La Cancer Research UK afferma che quasi 1/8 dei casi di cancro intestinale potrebbe essere agevolmente prevenuto evitando un abuso di carni rosse e pesantemente lavorate con sostanze conservanti.

Il consumo di carne rossa ad alti livelli è dannoso per l’intestino in modo direttamente proporzionale sia alla profondità di lavorazione sia in base alla cottura, poichè gli eccipienti aggiunti o le sostanze sviluppate durante la cottura (benzopirene), hanno la capacità di provocare profonde e multiple mutazioni a livello cellulare (DNA) che una volta raggiunto il punto di non ritorno generano un clone attivato in grado di dare il via ad una carcinosi invasiva e di alto grado.

Però bisogna tenere conto che se questo è vero, e fidatevi lo è, anche il contrario è ugualmente accettabile, quindi evitare il consumo eccessivo di carni rosse troppo cotte e lavorate riduce di gran lunga il rischio di incappare in tumori intestinali potenzialmente mortali.

 

Il parere degli esperti

Il professor Gunter Kuhnle, dell’Università di Reading, ha descritto lo studio come un’analisi molto approfondita del legame tra il consumo di carne e il cancro dell’intestino, poichè esso sottolinea la forte correlazione tra la quantità di carne ingerita ed il rischio in diretto aumento, confermando quello che i dati riportavano in precedenza, soprattutto un altro dato interessante, il consumo di fibre alimentari riduce in modo diametralmente opposto la percentuale di rischio, cosa che dovrebbe indurci ad abusare di fibre e non di carne, sarebbe molto più vantaggioso.

 

L’attenzione salva la vita

Tutto quello detto precedentemente non è un divieto assoluto a consumare carne, elemento comunque importante nella nostra dieta, ma un incoraggiamento a controllarne la qualità e soprattutto evitarne l’abuso, la prevenzione è sempre la migliore cura, c’è poco da fare.