kepler 2 e TESS supergiganti blu

Tra tutti gli oggetti celesti che popolano l’Universo, quelli da sempre attirano maggiormente la nostra attenzione sono i più grandi e massicci, come i buchi neri e le stelle giganti. Ci sentiamo attratti dalla loro incommensurabile e smisurata potenza e dalla loro capacità di produrre eventi di straordinaria potenza. Tra questi oggetti celesti vi sono le supergiganti blu.

 

Le supergiganti blu: una vita molto frenetica

Si tratta di stelle enormi, con una massa più grande di quella del Sole di almeno 10 volte e che vivono una vita frenetica e veloce. Muoiono infatti giovani dopo essere esplose come supernovae, disperdendo il materiale di cui erano composte nello spazio infinito. Proprio questa loro caratteristica di scarsa longevità, le ha fino ad ora degli oggetti elusivi agli occhi degli astronomi, che hanno per questo trovato difficoltà nel loro studio.

A lungo si sono infatti cercate invano le risposte alle molte domande a cui queste fugaci ed enormi stelle ci hanno posto davanti, come ad esempio il motivo della variazione nella luminosità di queste stelle. Una domanda a cui finora non era stata data risposta, anche a causa dell’impossibilità di studiare queste stelle nel loro cuore profondo, con i mezzi che abbiamo a disposizione.

 

Per la prima volta nel cuore delle supergiganti blu

A tal proposito vi potrebbe però essere stata una svolta. A quanto pare un team di ricercatori della Katholieke Universiteit Leuven, sarebbe infatti riuscito, per la prima volta, ad osservare cosa avviene sotto la superficie di queste misteriose stelle. Dal cuore pulsante delle supergiganti blu, nascono onde gravitazionali che si propagano poi in superficie, causando le variazioni di luminosità finora osservate.

I ricercatori, guidati da Dominic Bowman, sono riusciti in questa grande impresa, attraverso delle simulazioni basate sui dati dei due telescopi spaziali della NASA, Kepler 2 e TESS. I due telescopi NASA hanno infatti raccolto un grande ed omogeneo campione di stelle, tra cui vi sono dozzine di supergiganti blu.

Attraverso l’analisi di questi dati i ricercatori hanno dunque scoperto che dal cuore di quasi tutte le supergiganti blu, si originano delle pulsazioni che si propagano all’esterno influenzando la luminosità della stella. Queste pulsazioni a bassa frequenza, simili a delle onde sismiche, sono per l’appunto delle onde gravitazionali. Grazie ad esse gli astrosismologi potrebbero essere in grado di reperire preziose informazioni sulla natura interna di queste misteriose ed elusive stelle.

 

I progressi tecnologici dei telescopi NASA: si apre una nuova era

Si tratta di una scoperta molto importante che ha profondamente emozionato il team di ricerca. Bowman ha descritto la scoperta delle onde in un numero così alto di supergiganti blu, come un “momento Eureka. Le pulsazioni, sono sempre state lì: abbiamo solo dovuto aspettare che i moderni telescopi riuscissero a osservarle”.

Grazie a questa nuova scoperta i ricercatori saranno in grado di studiare e conoscere indirettamente anche la fisica e la chimica del cuore profondo e misterioso delle supergiganti blu, grazie allo studio della frequenza delle loro onde gravitazionali. Ma non finisce qui, le onde gravitazionali emesse potranno anche fornire importanti indizi sull’evoluzione di queste stelle e sul loro fulmineo ciclo vitale.

Come ha infatti concluso Bowman, “grazie ai moderni telescopi spaziali stiamo entrando in un’era d’oro dell’astrosismologia delle stelle massicce. La scoperta di queste onde nelle supergiganti blu ci consente di studiare i progenitori delle supernove da una prospettiva nuova”.