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Una nuova ricerca di un team internazionale di archeologi, pubblicata sul Journal of Human Evolution, fornisce prove archeologiche che in precedenza mancavano a sostegno dell’ipotesi che la duplicazione dei geni della digestione dell’amido fosse una risposta adattativa a una dieta ad alto contenuto di amido.

 

Una dieta molto ricca di amido

Questo è molto interessante. Le prove genetiche e biologiche suggerivano in precedenza che i primi umani consumavano diversi cibi a base di amido, ma una ricerca del genere non era mai stata fatta prima “, dice l’autrice principale dello studio Cynthia Larbey del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Cambridge. Il team interdisciplinare ha cercato e analizzato zone che si pensa fossero sede di accampamenti nel sito archeologico del fiume Klasies, in Sudafrica.

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I nostri risultati hanno dimostrato che questi focolari sono stati utilizzati per cucinare del cibo, in particolare radici e tuberi, che erano chiaramente parte della dieta dei nostri antenati“, dice Larbey. “Nonostante i cambiamenti nelle strategie di caccia e nelle tecnologie relative agli utensili, gli antichi ancora consumavano cibi ricchi di amido“.

 

Dei veri e propri “geni ecologici”

La professoressa Sarah Wurz della Scuola di geografia, archeologia e studi ambientali presso l’Università del Witwatersrand a Johannesburg, afferma che la ricerca prova che i primi esseri umani seguivano una dieta bilanciata ed erano dei “geni ecologici“, capaci di sfruttare intelligentemente il loro ambiente, forse anche per la creazione di primitive medicine.

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La dieta a base di amidi è molto risalente, antica almeno quanto gli umani stessi“, dice Larbey. L’agricoltura in Africa è iniziata solo negli ultimi 10.000 anni di esistenza umana. “Le prove che abbiamo rinvenuto presso il fiume Klasies, dove sono stati ritrovati diversi frammenti di cranio umano e due frammenti mascellari risalenti a 120.000 anni fa, mostrano che gli umani che vivevano in quel periodo erano fisicamente molto simili agli uomini moderni, solo un po’ più robusti “, afferma Wurz.