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Grazie ad un nuovo e più preciso algoritmo, un team di ricercatori ha potuto rianalizzare i dati raccolti da Kepler su ben 517 stelle, individuando ben 17 nuovi pianeti di dimensioni simili a quelle della Terra.

 

Un nuovo algoritmo per i dati di Kepler

A sviluppare questo nuovo algoritmo gli stessi ricercatori che avevano effettuato le precedenti analisi dei dati di Kepler e che avevano già individuato dei pianeti attorno a queste stelle, ovvero un team di astronomi del Max Planck Institute for Solar System Research, della della Georg August University di Göttingen e del Sonneberg Observatory.

I ricercatori hanno quindi utilizzato dei vecchi dati, rielaborati con nuove tecnologie, individuando le 17 nuove “terre”, ovvero pianeti che hanno dimensioni tra il 70% a poco più del doppio del nostro Pianeta. Si tratta quindi davvero di una scoperta, o riscoperta, sensazionale, dato che raramente vengono individuati dei pianeti di dimensioni terrestri.

 

Una più completa analisi delle variazioni di luminosità delle stelle

Generalmente gli esopianeti vengono individuati analizzando le variazioni di luminosità della stella attorno a cui orbitano, che indicano il transito del pianeta davanti alla stella. Per determinare il transito di un pianeta, le variazioni della luminosità della stella devono essere periodiche, per questo si registra continuamente la luminosità della stella, determinandone la sua curva di luce.

Nel caso di pianeti più grandi, la diminuzione della luminosità della stella è decisamente più evidente rispetto a quella provocata da pianeti più piccoli. Nel caso di pianeti di dimensioni ridotte, il calo di luminosità della stella potrebbe venir confuso con il rumore di fondo sempre presente nelle osservazioni, o con i fisiologici cali della stella.

Per lo sviluppo di questo nuovo algoritmo, come ha spiegato Renè Heller, del Max Plank Institute e principale autore dello studio, “gli algoritmi di ricerca standard tentano di identificare repentini cali di luminosità. In realtà, però, il disco stellare appare leggermente più scuro al bordo rispetto al centro. Quindi, quando un pianeta passa davanti alla sua stella, all’inizio blocca meno luce rispetto a quando si trova a metà del passaggio. Il massimo oscuramento della stella si verifica al centro del transito”.

In questo nuovo studio dunque i ricercatori hanno preso in considerazione delle variazioni di luminosità più reali e più complete che tengano conto dell’intero passaggio del pianeta davanti alla stella. Non tenendo conto soltanto di grandi e bruschi cali di luminosità, con questo nuovo algoritmo i ricercatori hanno potuto individuare anche pianeti più piccoli, come le nuove 17 Terre.

 

Alla ricerca di Terre più lontane nell’immensa quantità di dati di Kepler

Dalla rianalisi dei dati di Kepler è emerso che tutte i nuovi esopianeti orbitano molto vicino alla loro stella. Si tratta quindi di pianeti che difficilmente potrebbero ospitare la vita e che presentano delle temperature al di sopra dei 100 °C ed alcuni di essi anche oltre i 1000 °C. Ma tra tutti questi nuovi e bollenti pianeti, ce ne è uno che orbita attorno ad una nana rossa, ad una distanza che corrisponde alla fascia di abitabilità.

Proprio per la vicinanza alle loro stelle dei pianeti individuati, i ricercatori hanno proposto per il futuro di scrutare il cielo alla ricerca di pianeti di dimensioni della Terra, un po’ più lontani dalla loro stella. Fino ad ora le osservazioni di pianeti più lontani sono state rese difficile dal fatto che impiegano più tempo per percorrere le loro orbite, e dunque le variazioni di luminosità si registrano con cadenze più lunghe.

Per il gruppo di Heller quindi, non resta che esaminare con il nuovo algoritmo le altre centinaia di migliaia di stelle osservate da Kepler, alla ricerca di nuovi esopianeti fino ad ora sfuggiti.