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Verso la metà del primo decennio alcuni scienziati hanno proposto l’idea che gli esseri vegetali avessero una sorta di coscienza. Anche senza il cervello, organo troppo costoso per questi esseri “viventi”, erano in grado di percepire i segnali dall’esterno. Lo studio del 2006 ha anche cercato di convincere tutti che le piante possono pensare, apprendere e scegliere intenzionalmente le loro azioni. Ovviamente questi aspetti implicano qualcosa in più di un movimento riflesso come la chiusura delle foglie quando vengono toccate.

Per cercare di sfatare tale mito dei ricercatori hanno intrapreso un nuovo studio. Ecco la dichiarazione di Lincoln Taiz, professore di biologia molecolare all’Università della California: “Il più grande pericolo nell’antropomorfizzare le piante nella ricerca è che mina l’obiettività del ricercatore. Quello che abbiamo visto è che le piante e gli animali hanno sviluppato strategie di vita molto diverse: il cervello è un organo molto costoso, e non c’è assolutamente alcun vantaggio per la pianta di avere un sistema nervoso altamente sviluppato.

 

Le piante e la loro non coscienza

Le piante usano un sistema fatto di segnali elettrici che funziona in due modi. Uno prevede la distribuzione delle molecole cariche attraverso le membrane mentre il secondo prevede la comunicazione con cellule distanti nell’organismo. Il discorso della foglia che si chiude è spiegabile come un squilibrio della fisiologia delle cellule dovuta alla fuoriuscita di liquido e quindi rientra nel primo modo appena spiegato.

Su questo azione automatica sono stati fatti degli esperimenti. Facendo cadere una pianta più volte si è visto che con l’andare avanti dell’azione le foglie smettevano di chiudersi questo perché non c’era motivo di farlo in quanto non venivano danneggiate. Se venivano successivamente scosse però si chiudevano e questo sottolineava come non c’era niente di rotto, ma semplicemente la pianta si era abituata a cadere capendo che non subiva danni.

Un’altra dichiarazione di Taiz: “Lo scuotimento era in realtà piuttosto violento, perché lo stimolo tremolante era più forte dello stimolo in caduta libera, ma non esclude definitivamente l’adattamento sensoriale, che non implica l’apprendimento. Esperimenti correlati con i piselli che dimostrano di mostrare il condizionamento classico di Pavlov sono anche problematici a causa della mancanza di controlli sufficienti”. In sostanza, le piante non pensano, ma si adattano in modo automatico.