enormi creature marine

Grazie ad un recente studio, sono state riportate alla luce delle enormi creature marine che vivevano in quello che una volta era un mare e che adesso corrisponde alla zona desertica del Sahara nel Nord del Mali.

Quello che gli scienziati hanno riportato alla luce sono i fossili dei più grandi pesci gatto e serpenti marini mai esistiti, che aggiungono nuove specie acquatiche estinte, all’elenco di quelle conosciute come abitanti di questo antico mare.

 

Nel Sahara un mare di 3000 km²

Il mare del Nord del Mali era profondo circa 50 m e copriva circa 3000 km² dell’attuale immenso deserto del Sahara. Difficile credere che quello che oggi è uno dei luoghi più aridi della Terra, fosse una volta un mare popolato da enormi creature, ma questo è proprio quello che dimostra il recente ritrovamento di fossili.

Grazie a questo ritrovamento, gli scienziati sono riusciti a ricostruire come doveva apparire la vita in questo luogo tra 100 e 50 milioni di anni fa. Un luogo tutt’altro che desertico, molto più simile ad una paradisiaca località marina, con mangrovie e molluschi a popolare il fondale roccioso e poco profondo. La paleontologa Maureen O’Leary, principale autrice dello studio, ritiene infatti che il Nord del Mali assomigliasse all’epoca all’odierna Porto Rico.

Le informazioni, geologiche e non solo, ricavate dallo studio della zona permettono inoltre di ricavare preziose informazioni sulle caratteristiche di alcuni luoghi della Terra, durante il suo secondo grande periodo di estinzione, che ha portato alla scomparsa dei dinosauri terrestri. All’epoca il mare del Mali ha vissuto un periodo di sviluppo nei sui 50 milioni di anni di esistenza, lasciando formazioni rocciose e fossili.

 

Il mare del deserto era popolato da enormi creature

Con dei pesci gatto da oltre un metro e mezzo e dei serpenti marini da 12,3 m e dei particolari pesci ossuti, i picnodonti, con una lunghezza di più di un metro, la dottoressa O’Leary ed il suo team hanno potuto stabilire che gli animali del mare del Mali, hanno vissuto un periodo di gigantismo. Secondo i biologi evoluzionisti si tratta di un fenomeno conosciuto come “gigantismo dell’isola”, un meccanismo evoluzionistico in cui gli animali che vivono isolati sviluppano dei grandi corpi a causa dell’assenza di predatori o delle considerevoli risorse alimentari.

Secondo la O’Leary, questo potrebbe essersi verificato anche in questo mare, quando rimase isolato a seguito del ritirarsi delle acque di quello che una volta era un unico grande oceano e che scomparendo si sia lasciato dietro dei piccoli mari isolati.

Interrogando la popolazione locale, la paleontologa ha scoperto che l’esistenza di queste enormi creature era già nota da tempo. “La gente del posto … sapeva che in passato vi era un mare, e hanno parlato dei grandi fossili che hanno trovato e sapevano si trattasse di animali marini”.

 

Quando la guerra ferma la scienza

Le ricerche dell O’Leary e del suo team sono state rese difficili e più volte interrotti a causa della particolare situazione politica del Mali. In particolare dopo l’occupazione jihadista del 2012, il paese non era più sicuro per loro. La tragica situazione che ha lasciato tanti maliani senza casa, senza patria o senza vita, li ha costretti a sospendere il loro lavoro, con grande rammarico dell’intero team.

È ancora molto il lavoro da fare ed il Mali è un paese ricco di importanti reperti paleontologici, sepolti sotto le sabbie del Sahara. Come ha dichiarato la stessa O’Leary “È una un peccato che accadano cose così terribili, in un paese così interessante con un’eredità così ricca. Spero che raccontando la nostra storia scientifica, si diffonda la notizia che ci sono molte cose importanti e interessanti da conoscere sul Mali e che probabilmente non sono così ben comprese. C’è un’enorme quantità di lavoro scientifico da fare in quei luoghi ed è impossibile. “

Inoltre il fatto che il Sahara fosse una volta sott’acqua crea un precedente per i cambiamenti climatici e l’innalzamento del livello del mare che dovrebbe far riflettere i negazionisti del clima. “Spero che, comprendendo questi esempi storici, le persone possono accettare che ciò che gli scienziati dicono è vero”, ha affermato Maureen O’Leary.