Importante ritrovamento al largo delle Egadi, si tratta di due rostri in bronzo risalenti alla prima guerra punica, nella battaglia navale decisiva tra romani e cartaginesi.

egadi
Credit: Luca Palezzi

 

Una lunga lotta per la supremazia nel Mediterraneo

Nella seconda metà del III secolo a.C., dopo la vittoria contro Pirro re dell’Epiro, la Repubblica di Roma era divenuta padrona di tutto il territorio peninsulare italico (dalla Pianura padana a tutta l’attuale Calabria). L’altra grande superpotenza del Mediterraneo era Cartagine, sovrana delle principali zone costiere e delle isole maggiori e minori. Tra Roma e Cartagine vigevano trattati di pace e non belligeranza, ma la lotta per la supremazia sarebbe scoppiata da lì a breve.

La Sicilia rappresentava un grandissimo granaio, fondamentale per delle civiltà così grandi e in continua espansione, e fu proprio questa il motivo e il luogo dello scoppio della prima Guerra Punica. Siamo nell’anno 264 a.C.

La guerra ebbe fasi alterne e durò più di vent’anni, ma ciò che interessa ora a noi è che i bellicosi romani erano organizzati e temibili in battaglia, ma certamente i cartaginesi (o punici come li chiamavano loro) erano assoluti padroni del mare. La loro temibile flotta non aveva eguali all’epoca, mentre Roma di navi militari non ne aveva affatto.

 

La nascita della “Marina” romana

Nei primi anni di combattimenti la Repubblica romana dovette iniziare a costruire una propria Marina, ma non avendo conoscenze né tecnologie a riguardo fece quello che sapeva fare benissimo: imparare dai suoi nemici. Catturarono diverse triremi e quinqueremi cartaginesi e le copiarono, anzi le migliorarono, potenziandole con un paio di elementi estremamente vincenti.

La prima furono i “corvi”: speciali congegni di abbordaggio costituiti da tavole arpionate che si conficcavano nella coperta della nave nemica creando una superficie percorribile dai soldati romani che così avrebbero combattuto come sapevano fare vanificando il vantaggio che avevano i cartaginesi sull’acqua. La seconda arma di cui vennero dotate le navi romane furono i rostri: si trattava di grandi “speroni” in bronzo che venivano fissati sulla prua delle imbarcazioni rendendole temibili quando “caricavano” e impattavano sulle altre navi.

Bisogna aggiungere che già le navi etrusche e greche erano dotate di rostri, come anche quelle della rivale Cartagine, ma l’implementazione vincente era che quelli romani una volta speronato il fianco (e non la prua come si potrebbe pensare) si staccavano proprio come fa il pungiglione di un’ape, restando conficcato nella coperta della nave nemica, e spesso riuscendo a trascinarla sul fondo del mare.

rostro mozia
Esempio di rostro con iscrizione, ritrovato nei pressi dell’isola di Mozia, in provincia di Trapani

 

La battaglia delle Egadi: uno scontro decisivo

Il 10 marzo del 241 a.C. avvenne la battaglia conclusiva della prima guerra punica. I romani da terra avevano assediato la città di Erice (sopra Trapani), per spezzare l’accerchiamento e cercare di chiudere la lunga guerra, da Cartagine era stata inviata l’intera flotta: più di 100 navi da guerra e molte altre imbarcazioni di supporto. La Marina cartaginese, solcando i mari attorno le isole Egadi si ancorava però davanti l’isola di Marettimo, dovendo attendere condizioni climatiche favorevoli per sferrare l’attacco.

Ma la novella flotta romana, che già consta di ben 300 navi, era appostata ben nascosta dietro l’isola di Levanzo, e quando la flotta cartaginese si muove in direzione di Erice, passando poco a nord dell’isola, scatta la trappola: come delle furie le navi della Repubblica escono dal loro nascondiglio, non perdono neanche tempo a issare gli ormeggi, bensì tagliano le cime lasciando le ancore sul fondo, come dimostrano i reperti archeologici ritrovati e oggi conservati nel “Museo della Battaglia delle Egadi” di Favignana.

 

A Favignana il Museo della Battaglia delle Egadi custodirà i due reperti

Sempre qui, nell’area museale allestita nell’ex-stabilimento Florio ci sono altri 16 rostri recuperati negli anni scorsi da un team composto dalla Soprintendenza del mare della Regione Siciliana, la Rpm Nautical Foundation e i subacquei della Global Underwater Explorer. A questi si vanno ad aggiungere ulteriori due rostri recuperati pochi giorni fa, a circa 80 metri sotto le acque a largo della più piccola delle isole Egadi. Queste pesanti fusioni in bronzo sono sopravvissute al più deperibile legno delle imbarcazioni, ma ciò che è interessante è il loro profilo che in qualche modo ricorda i musetti delle vetture di Formula 1. Tre “lame” sovrapposte ad imitazione di un tridente che fendeva le acque, ma che in battaglia frantumava il fasciame delle navi nemiche e vi si conficcava.

Per più di duemiladuecento anni sono rimasti sul fondo del mare delle Egadi ed alcuni di essi sono stati utilizzati come casa dai polpi che, come usualmente fanno, hanno raccolto oggetti vari per portarseli nella tana, dunque reperto nel reperto, dentro di essi sono stati rinvenuti vasi, elmi e molto altro.

Interessante segnalare che sui rostri in bronzo vi sono scolpite meravigliose rappresentazioni di vittorie alate (Nike) come pure delle iscrizioni in latino come odi e invocazioni agli dei e i nomi dei finanziatori che hanno patrocinato la costruzione della flotta.

Ma la grande novità negli ultimi rinvenimenti è una spada lunga 70 cm, con una lama spessa 5, che sarebbe la prima arma di un soldato ritrovata in queste acque. Nei prossimi giorni verrà sottoposta a ricerche e radiografie varie in attesa di svelarci qualcosa che ancora non conosciamo di questa fase della storia della civiltà romana.

 

Le immagini del recupero:

recupero rostro egadi

recupero rostro egadi