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Facebook ha citato in giudizio due sviluppatori di app per frode, sostenendo che gli sviluppatori in questione hanno creato app, poi messe in commercio sulla piattaforma Google Play, in grado di installare dei malware sul telefono degli ignari utenti allo scopo di generare clic falsi sugli annunci di Facebook. Queste entrate pubblicitarie fraudolente sono state a loro volta destinate agli sviluppatori della LionMobi, con sede a Hong Kong, e JediMobi, con sede a Singapore.

 

Facebook non lascia correre e promuove un’azione legale unica nel suo genere

Facebook ha anche affermato che LionMobi avrebbe anche provveduto a pubblicizzare le proprie app dannose sullo stesso sito del social network, cosa che viola esplicitamente le sue politiche aziendali e condizioni di utilizzo. La società afferma che la sua causa promossa contro questi sviluppatori sia una delle prime nel suo genere a porsi apertamente contro pratiche di questo tipo, ma Google ha sempre più spesso preso provvedimenti molto seri contro le app del Play Store che sono venute alla ribalta per aver messo in pratica queste tecniche di “somministrazione di clic”.

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Ad ottobre, Google ha peraltro rimosso più di 30 app che utilizzavano gli stessi schemi di frode pubblicitaria; applicazioni che sono state segnalate alla società nell’ambito di un’indagine promossa dal sito BuzzFeedNews.com. Facebook afferma, dal canto suo, di aver bandito gli sviluppatori dalla sua rete pubblicitaria e rimborsato gli inserzionisti interessati dalla frode, avvenuta a marzo di quest’anno. Le applicazioni in questione, che “vantano” milioni di installazioni, sono però al momento ancora disponibili sul Google Play Store.