Sale la preoccupazione per la misteriosa esplosione in una base militare russa, che lo scorso 8 Agosto ha provocato la morte di due persone, oltre a 15 feriti, e il diffondersi di una nube radioattiva. L’esplosione è avvenuta nel poligono missilistico della marina militare russa di Nyonoska a 25 km dalla città di Severodvinsk, nella Russia artica europea.

Ad esplodere sembrerebbe essere stato un missile da crociera Burevestnik, un missile di nuova generazione con un reattore nucleare al suo interno, progettato per volare anche alcuni giorni con una testata nucleare a bordo, in grado di raggiungere qualsiasi angolo del pianeta.

 

L’esplosione di una delle superarmi di Putin

Si tratta dunque di una delle superarmi di Putin, annunciate nel Marzo del 2018. Una temibile arma nucleare prodotta dalla russa Novator con il codice Nato SSC X9 Skyfall. Questa temibile arma è ancora in fase di sviluppo, la sua costruzione è iniziata nel 2016 e da allora sono stati eseguiti 13 test di cui 11 finiti sono finiti con lo schianto del missile durante o dopo il lancio.

Il problema nei test del missile sembrerebbe essere proprio la propulsione con il reattore nucleare, o meglio il passaggio dalla normale propulsione di lancio con combustibile liquido, a quella di crociera operata dal reattore nucleare.

Nell’incidente dello scorso 8 Agosto, l’esplosione sarebbe avvenuta durante le operazioni di carico del combustibile liquido, che si è infiammato esplodendo e distruggendo il missile, coinvolgendo gli operatori nell’esplosione che gli è costata la vita. Non è stata resa nota l’identità delle vittime e si conoscono i nomi solo di 3 dei sei feriti dall’onda d’urto, contaminati dalle radiazioni.

 

La versione ufficiale e la paura della nube radioattiva

Inizialmente la versione ufficiale parlava dell’esplosione di un normale missile balistico, senza nessun rilascio di radioattività. Ma subito dopo l’esplosione l’amministrazione di Severodvinsk ha registrato dei livelli inspiegabilmente alti di radioattività protrattesi per ore. Il capo del dipartimento della protezione civile di Severodvinsk, Valentin Magomedov, ha affermato che i sensori del sistema automatizzato per il monitoraggio delle radiazioni, hanno registrato un aumento di fondo delle radiazioni, dalle 11.50 alle 12.30, con un picco di 2 microsievert all’ora, venti volte il fondo normale, per poi scendere a 0.11 microsievert.

Nonostante il tentativo di minimizzare l’accaduto da parte della marina russa, la situazione sembra essere leggermente più complicata. A causa della nube radioattiva rilasciata dall’esplosione del missile nucleare, l’amministrazione dei porti dell’Artico meridionale, ha chiuso l’area alla balneazione e persino alla navigazione, almeno per un mese. Ufficialmente la ragione della chiusura della baia di Divna, è la contaminazione da dimetildrazina asimmetrica, il combustibile usato sul razzo esploso.

Ad aumentare i sospetti riguardo il fatto che si trattasse di una testata nucleare e non di un missile balistico, vi è anche la presenza nell’aria prospiciente al sito militare, della nave militare Serebrianka, utilizzata dalla marina russa per il trasporto di materiale nucleare. La presenza della nave è mostrata dai dati satellitari del James Martin Center for Non-Proliferation del Middlebury Institute of International Studies.

La notizia dell’incidente e l’aumento della radioattività registrato successivamente hanno suscitato una notevole preoccupazione nelle cittadine di Severodvinsk e Arkangelsk dove si è subito diffusa la preoccupazione per un eventuale nube radioattiva. Nelle farmacie delle due cittadine sono infatti andate a ruba le dosi di iodio, portando all’esaurimento le scorte delle farmacie locali.