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Un paio di settimane fa c’è stato un incidente particolare in una base militare russa. Solo per il fatto della presenza della parole nucleare il tutto si è ingigantito a dismisura; ovviamente il binomio Russia e radiazioni ha fatto la maggior parte del lavoro. A distanza di quattordici giorni un rapporto più approfondito ha voluto spiegare quello che è successo veramente quel giorno e quali sono state le conseguenze.

Quello che è esploso non era un missile effettivo, era un prototipo, un motore missilistico. L’esplosione ha ucciso cinque persone ferendo più di una decina. Subito dopo diverse stazioni di monitoraggio hanno riportato un picco di radiazioni anche a 40 Km, radiazioni che sono tornate nella norma nel giro di un’ora. Quest’ultime sono state registrate in quanto il test prevedeva una fonte di energia isotopica in un sistema di propulsione a liquido; sostanzialmente non c’entra nessun tipo di bomba nucleare o affine.

 

Le radiazioni e l’esplosione

Questa fonte di energia isotopica è sostanzialmente una nuova tecnologia. Gli isotopi radioattivi sono in sé degli atomi instabili che rilascino energia in eccesso sotto forma di tale onde pericolose. Gli esperti statunitensi e britannici hanno tirato le somme e ipotizzano che si trattava di un mini-reattore nucleare che alimentava un razzo noto alla NATO come SCC-X-9 Skyfall. I materiali che i russi potrebbero aver usato per far funzionare tale reattore sono quattro: il plutonio-238, l’americium-241, il polonio-210 o lo stronzio-90; è più probabile che si quest’ultimo visto che è già ampiamente usato anche per altri scopi.

In realtà c’è un’altra ipotesi ovvero che si trattava di un reattore termico nucleare. Com’è facile intuire quest’ultimo funziona in modo diverso e per funzionare avrebbe dovuto avere al suo interno o un nucleo di uranio solido, un nucleo di radioisotopo liquido o persino uranio gassoso. In ogni caso l’esplosione non ha rilasciato così tante radiazioni infatti si parla di 16 volte il superamento della frequenza di fondo; sembra tanto non lo è tanto che altri paesi stanno monitorando l’aria e non hanno ancora registrato anomalie. In ogni caso ci sono persone che sono ancora impegnate a capire cosa è successo e ne sapremo ancora di più in futuro.