Uno studio ha scoperto che un digiuno intermittente che richiede di non mangiare nulla in un giorno e qualunque cosa una persona desideri nel giorno successivo, può essere intrapreso in maniera sicura e con notevoli benefici per la salute. Dallo studio è risultato che il digiuno intermittente ha migliorato le funzioni cardiache, ridotto la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca in appena quattro settimane.

digiuno intermittente

Le persone che hanno seguito il digiuno intermittente per 6 mesi hanno avuto anche effetti positivi sul colesterolo e sui trigliceridi. La conseguenza più eclatante è stata che le persone assumevano il 37% di calorie in meno e hanno perso peso, riducendo del 14% il grasso corporeo sull’addome. Non riscontrando effetti avversi dopo sei mesi di digiuno intermittente, i ricercatori si sono convinti che questo regime alimentare sembra essere vantaggioso per perdere peso.

“Gli umani possono facilmente tollerare di stare digiuni per un’intera giornata”, ha affermato il dott. Thomas Pieber, uno degli autori dello studio e presidente del dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Graz in Austria. “La verità è che il nostro organismo è stato concepito per digiunare per molto tempo”, ha detto Pieber. “Diecimila o 100.000 anni fa, non facevamo colazione, pranzo e cena. “Devi solo educare il tuo organismo ad adattarsi a questo modo di nutrirsi”.

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Il meccanismo del digiuno intermittente

Pieber e i suoi colleghi hanno scelto in modo casuale 60 partecipanti,  tutti adulti sani e non in sovrappeso, e li hanno sottoposti al digiuno intermittente per quattro settimane. Il digiuno prevedeva di evitare qualsiasi tipo di cibo solido, liquido e bevande caloriche nei giorni di astinenza. Potevano mangiare quello che volevano negli altri giorni. In sostanza 36 ore di digiuno e 12 ore di alimentazione.

Inoltre, i ricercatori hanno valutato un gruppo di 30 persone che avevano già praticato più di sei mesi di digiuno intermittente e la conclusione è stata che avevano avuto benefici cardiovascolari e mostravano livelli ridotti di un marker infiammatorio associato all’età.