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Durante la guerra fredda c’era una paura concreta che un conflitto nucleare sarebbe potuto esplodere da un giorno con l’altro. Due di questi particolari ordigni sono stati usati durante la seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti mentre negli anni successivi quest’ultimi e anche la Russia si sono messi a fare test su test. Ovviamente il timore era nel conflitto in sé, ma anche uno scenario successivo risultava angoscioso ovvero l’inverno nucleare.

Queste due parole combinate sembrano ormai una parola lontana, un destino che il nostro pianeta potrebbe non dover mai conoscere, ma ci sono degli scienziati che si sono interrogati su come si potrebbe presentare realmente e su quali effettivi potrebbe avere sul pianeta. Il team con a guida il climatologo Alan Robuck e come si può prevedere le conclusioni non sono affatto confortati.

 

L’inverno nucleare

Se gli Stati Uniti e la Russia usassero all’unisono tutte le loro testate, quindi ignorando gli armamenti di altri paesi come Francia, India, Pakistan e Cina, le temperature globali precipiterebbero di diversi gradi; le previsioni fatte parlano di un calo di 9 gradi Celsius entro un anno che proseguirebbe con un ulteriore calo di 1,5 gradi. Questa è una media generale, ma in alcune zone del mondo, anche l’Europa, la temperatura minima potrebbe anche registrare un meno 20 gradi rispetto a quella attuale.

Sempre entro l’anno le precipitazioni finirebbero per diminuire di oltre il 50% e tutto questo sarebbero dovuto alla coltre di nuvole che si formerebbero nell’atmosfera terrestre. Tale coltre finirebbe per durare circa un decennio. In ogni caso fa riflettere come un ipotetico modo per risolvere gli attuali problemi del cambiamento climatico sia un bombardamento atomico a tappetto.