Venere è un pianeta decisamente affascinante, con il suo clima particolare e la sua temperatura di oltre 460 gradi. La maggiore attrattiva per i ricercatori sono le sue nuvole pesanti e spesse, costituite da acido solforico, che nascondono la superficie del pianeta sotto una coltre pesante, che riflette la luce del sole e su cui appaiono misteriose macchie scure in grado di assorbire l’intera radiazione solare.

L’alta temperatura del pianeta è dovuta alla densa atmosfera di Venere, ricca di CO2, e alle sue nubi spesse ed il suo clima è influenzato dalle radiazioni solari e quindi anche dalle proprietà riflettenti delle sue nuvole, conosciute come albedo. Alla ricerca di maggiori informazioni sul clima venusiano, un team di ricercatori ha iniziato a studiare proprio questa ultima caratteristica delle nubi di Venere. I ricercatori infatti si sono concentrati maggiormente su come i cambiamenti nella riflettività delle nuvole, influenzino il cambiamento del clima e del tempo atmosferico.

 

Uno studio delle nubi di Venere con diversi satelliti

Per condurre lo studio, il team internazionale, si è avvalso dell’utilizzo di un insieme di satelliti, con cui hanno osservato il pianeta dalle pesanti nubi nella luce ultravioletta, cercando di identificare tutte le variazioni nell’albedo di Venere. Lo studio è stato pubblicato poi sull’Astronomical Journal.

I ricercatori hanno cercato con i loro lavoro anche di acquisire maggiori informazioni sulle misteriose macchie scure che spesso si manifestano tra le nubi per poi sparire di nuovo, osservate per la prima volta oltre un secolo fa. Queste macchie, costituite da particelle ignote in grado di assorbire la maggior parte della radiazione ultravioletta e quasi tutte le radiazioni nel campo del visibile, sono conosciute come “assorbitori sconosciuti”. Con il loro comportamento dunque, influenzano notevolmente l’albedo di Venere, poiché in quel punto le nubi non riflettono la radiazione solare ma bensì la assorbono.

 

Le macchie oscure: “assorbitori” di luce

Inoltre queste macchie appaiono e scompaiono per poi riapparire in punti diversi, modificando così la loro distribuzione sulla coltre nuvolosa di Venere. Secondo il prof. Yeon Joo Lee, uno dei ricercatori che ha preso parte a questo studio, le macchie sarebbero composta da particelle di cloruro di ferro o allotropi dello zolfo (come ad esempio disolfuro e diossido). Ma nessuna di queste molecole riesce a spiegare tutte le caratteristiche delle macchie scure, quindi non ci sono ancora certezze sulla loro composizione.

Secondo Sanjay Limaye, planetologo all’Univeristà del Wisconsin-Madison e coautore dello studio, le macchie sarebbero composte da particelle che hanno le stesse dimensioni e le stesse capacità di assorbimento delle radiazioni luminose, dei microrganismi che si trovano nell’atmosfera del nostro pianeta. Da molto tempo alcuni scienziati ipotizzano infatti che questi assorbitori oscuri siano composti da vita microscopica, tra di essi vi sono l’astronomo Carl Sagan ed il biofisico Harold Morowitz.

 

Le macchie scure modificano il clima di Venere

Anche se ci sono ancora molti dubbi sulla loro composizione, quello che emerge dagli studi di Lee e Limaye, è che con certezza queste misteriose macchie oscure, influenzano il clima bollente di Venere. Per giungere a questa conclusione i ricercatori si sono avvalsi di oltre un decennio di dati raccolti dalle sonde planetarie Venus Express, Messenger, Akatsuki e dal telescopio spaziale Hubble. In particolare sono stati tenuti in considerazione le osservazioni nel campo dell’ultravioletto registrate dagli strumenti a bordo delle diverse sonde spaziali.

fluttuazioni albedo venere

I ricercatori hanno infatti osservato che a causa della variazione degli assorbitori oscuri, l’albedo di Venere si è prima dimezzata per poi ricominciare a crescere, modificando la quantità di radiazione solare assorbita dalle nubi e influenzando quindi la circolazione dell’atmosfera di Venere. Nello specifico queste variazioni dell’albedo aiutano a spiegare le fluttuazioni nell’attività della parte superiore dell’atmosfera venusiana che ne causano la super-rotazione, spinta da venti che superano i 320 km/h.

Secondo Takeshi Horinouchi dell’università giapponese di Hokkaido, esperto del clima di Venere e co-autore di questo studio, questi nuovi risultati forniscono un collegamento tra il riscaldamento solare e le potenti raffiche che influiscono sulla dinamica dell’atmosfera superiore di Venere.

 

Il ciclo climatico decennale

Inoltre il lavoro ha evidenziato un certo ciclo decennale nelle variazioni climatiche di Venere, analogamente a quanto accade sulla Terra. Limaye ritiene che “questo è un risultato sorprendente. Suggerisce che qualcosa sta cambiando. Possiamo vedere il cambiamento di luminosità. Se l’albedo sta cambiando, qualcosa sta guidando questi cambiamenti. La domanda è: qual è la causa?” Per Lee e Limaye, alla base di questi cambiamenti ci sarebbe proprio il flusso e reflusso degli assorbitori oscuri.