Credit: Alex Tyrrel Solent News & Photo Agency

Due ricercatori del Carl Sagan Institute della Cornell University, hanno condotto uno studio, pubblicata sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, alla ricerca di alieni utilizzando le caratteristiche dei coralli dei nostri oceani.

Lisa Kaltenegger e Jack O’Malley-James sono infatti alla ricerca di forme di vita aliene, e hanno studiato un metodo che consenta di individuarle partendo dalla capacità delle barriere coralline di resistere alle radiazioni ultraviolette. Questa caratteristica potrebbe infatti spiegare come sia possibile la vita in mondi dove le radiazioni solari distruggono qualsiasi speranza di vita.

 

Proxima Centauri: un punto di partenza

Un esempio perfetto di un luogo dove ciò potrebbe essere applicabile è Proxima Centauri, la stella più vicina a noi, si trova nella costellazione del Centauro ed è facilmente osservabile dai telescopi terrestri. Si tratta di una nana rossa, una stella diversa dal nostro Sole (che è una nana gialla), e ha quindi caratteristiche diverse, è infatti meno luminosa, più fredda e più piccola della nostra stella.

Diversamente da quanto avviene per il Sole, Proxima Centauri ha un’attività più intensa ed i suoi brillamenti sono più frequenti e più intensi. Di conseguenza vengono prodotte un maggior numero di radiazioni ultraviolette, così intense da danneggiare l’atmosfera dei pianeti e farne evaporare gli oceani, rendendoli così incapaci di dar luogo alla nascita della vita, sterili ed aridi.

Ma secondo alcuni ricercatori, queste radiazioni potrebbero invece essere la scintilla che innesca la nascita della vita. Vale dunque la pena indagare, e si potrebbe partire proprio da questa stella vicina, attorno cui orbitano due esopianeti, di cui uno è conosciuto come Proxima Centauri b. Questo pianeta ha dimensioni simili a quelle della Terra, e potrebbe anche trattarsi di un pianeta roccioso. Inoltre la sua distanza da Proxima Centauri, fa si che si trovi nella “zona abitabile”, ovvero dove è possibile la presenza dell’acqua in forma liquida. Sempre se la vita che potrebbe svilupparsi in acqua riesca a resistere alle forti radiazioni della nana rossa che lega a se questo pianeta.

 

Dai coralli agli alieni: il segreto è la bioluminescenza

Proprio per questo motivo Kaltenegger e O’Malley-James hanno cercato di capire quanto e se sia possibile per gli esseri viventi, sopravvivere alle forti radiazioni ultraviolette. E per farlo hanno studiato i coralli delle barriere coralline in grado di sfruttare la bioluminescenza. Questi coralli infatti sfruttano questo principio per neutralizzare le radiazioni ultraviolette assorbite durante il giorno, trasformando la luce ultravioletta in luce visibile, attraverso la fluorescenza. Sono infatti i pigmenti fluorescenti ad assorbire la luce ultravioletta, proteggendo i coralli e di conseguenza anche le specie che tra di essi si nascondono.

Per i due ricercatori statunitensi dunque, eventuali microrganismi alieni o altre forme di vita, potrebbero aver sviluppato dei sistemi di bioluminescenza per difendersi dalle stelle che irradiano di ultravioletto i loro pianeti.

 

Un giorno potremmo osservare alieni bioluminescenti dalla Terra?

Purtroppo con l’attuale tecnologia non è possibile individuare bioluminescenza su dei mondi così lontani dalla nostra terra. Un ostacolo considerevole per questa caccia agli alieni bioluminescenti, che rende inevitabile il rinvio a quando saranno messi a punto dei telescopi talmente potenti da riuscire ad individuare fenomeni di bioluminescenza sugli esopianeti. Un eventualità che non è prevista nel breve futuro.

Anche i telescopi in progetto nei prossimi anni infatti, non saranno comunque sufficienti, a meno che non si tratti di una bioluminescenza diffusa su larga scala sulla superficie dell’eventuale esopianeta. In questo caso però non potrebbe essere un pianeta come Proxima b.

A questo proposito Kaltenegger non ha comunque escluso la possibilità che in qualche angolo dell’Universo vi sia un pianeta che abbia tutte le carte in regola per dar luogo alla nascita di grandi oceani che possano ospitare forme di vita aliene bioluminescenti, che nel loro insieme potrebbero essere rilavate da qualche futuristico telescopio.

Chissà se sarà veramente questo il trucco che ci porterà alla scoperta di microrganismi alieni e della vita extraterrestre, un sogno che da sempre aspettiamo di realizzare.