La ketamina è stata catalogata come oppiaceo, quando ci sono molte prove che evidenziano che non lo è. I ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine credono che questa reputazione del farmaco, possa impedire ai pazienti che soffrono di depressione di usufruire di questo farmaco. Infatti, la ketamina si è dimostrata efficace nella depressione che non risponde ad altri antidepressivi.

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“A complicare la situazione è stato uno studio condotto alla fine dello scorso anno, dove si afferma che la ketamina è un oppioide”, afferma Adam Kaplin, assistente professore di psichiatria e scienze comportamentali presso la Johns Hopkins University. “Questo è molto preoccupante perchè se si continua in questa direzione, i medici non tratteranno più i loro pazienti con la ketamina, togliendo loro la possibilità di controllare la depressione”.

I ricercatori hanno pubblicato il loro punto di vista e la spiegazione del meccanismo alternativo come una lettera all’editore nel numero del 1° maggio dell’American Journal of Psychiatry. Kaplin afferma che ci sono notevoli prove sperimentate che la ketamina si lega alle cellule celebrali con un altro tipo di recettori: i recettori NMDA. Questi recettori NMDA si trovano vicini ai recettori degli oppioidi sulle cellule cerebrali, e Kaplin non si sorprende che possano intromettersi l’uno con l’altro, falsando i rilevamenti.

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La ketamina agisce anche dopo poche somministrazioni

“Questa interferenza e il dialogo incrociato non significa che la ketamina sia un oppioide, e etichettarla erroneamente come tale potrebbe alla fine impedire ai pazienti di assumere farmaci antidepressivi essenziali che potrebbero fare una grande differenza nella loro qualità di vita”, afferma Kaplin.

La FDA, Food and Drug Administrationha, ha specificato che la ketamina deve essere somministrata sotto la supervisione di medici a piccole dosi e in un ambiente sanitario per ridurre al minimo qualsiasi possibilità di abuso. Il farmaco funziona molto più velocemente rispetto agli altri antidepressivi tradizionali a volte anche dopo uno o due dosi. Kaplin e il suo team sono in procinto di istituire la propria clinica per la ketamina presso Johns Hopkins, che prevedono di aprire entro il prossimo anno.