Tra le vittime del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, potrebbe esserci anche il Ghiacciaio del Calderone. Il ghiacciaio più meridionale d’Europa, che si trova sul versante settentrionale del Corno Grande, all’interno del Massiccio del Gran Sasso, sta infatti scomparendo, sciolto dalle prolungate estati molto calde.

 

Il Ghiacciaio del Calderone, scomparso in 100 anni, ormai ci rimane ben poco

Il Ghiacciaio del Calderone è l’unico ghiacciaio appenninico e si trova in Abruzzo, per la precisione nell’Appennino centrale abruzzese, nel territorio comunale di Pietracamela (in provincia di Teramo). Nella sua conca esposta a Nord, chiusa ed in parte ombreggiata dalle due creste che lo sovrastano, il Ghiacciaio del Calderone è esistito per secoli, ed ora a causa dell’uomo scomparirà per sempre.

Nel 1573, così Francesco de Marchi, alpinista, speleologo ed ingegnere, descriveva il Ghiacciaio del Calderone, dopo aver concluso quella che fu la prima scalata ufficiale della cima maggiore del Gran Sasso d’Italia, ovvero il Corno Grande: “Tutti quelli che non sono stati alla cima dicano che vi è una Fontana in cima. Dico che non vi è Fontana nessuna, ma che vi è bene un gran vallone tra il Monte di Santo Niccola et il Corno Monte, dove sempre vi è la nieve alta quindeci o venti piedi, e più in alcun luogo dove la nieve e ghiaccio sta perpetuamente. E quest’è una quantità d’un grosso miglio di lunghezza, e di larghezza più di mezzo miglio, della qual sempre puoco o assai se ne disfà”.

Il Ghiacciaio si presentava maestoso ed inaspettato ai suoi primi osservatori, comprendo quasi 70.000 metri quadrati di territorio dai 2600 ai 2900 m di quota. Così per lo meno appariva circa 100 anni fa, come mostrano le foto d’archivio scattate dall’alpinista Paolo Haas nel 1912 e quelle di Marinelli del 1916.

 

Al posto del ghiaccio, rocce e detriti

Ed ora è drammatico scoprire quanto rimane del grande ghiacciaio degli Appennini, a mostrarcelo è Andrea Bettini nel suo servizio per conto della RAI sulla scomparsa del Ghiacciaio. Bettini ha raggiunto il sito del Calderone assieme ad alcuni esperti del Comitato Glaciologico Italiano.

Le immagini del servizio mostrano una distesa di pietre e detriti che si trova la dove un tempo vi erano diversi metri di ghiaccio, ed è terribile paragonare queste immagini con quelle del passato. Un estate calda dopo l’altra, il ghiacciaio si è sciolto quasi del tutto e nel 2000 si è diviso in due. Oggi rimane solo poco ghiaccio nascosto sotto detriti destinato a scomparire.

Massimo Pecci, del dip. degli affari regionali PCM, mostra quanto è visibile l’impressionante assottigliamento dei pochi ghiacci rimasti. Osservando i bordi della conca in cui si trovava il ghiacciaio, si notano delle croci poste dai ricercatori a cavallo delle due guerre mondiali. Queste indicano quale era all’epoca il livello del ghiaccio e quanto questo ora si sia ridotto in spessore anche di diverse decine di metri. Anche tutta la neve accumulata l’inverno si è sciolta, continua Pecci, oltre sette metri di neve sono scomparsi a causa della prolungata e calda estate.

Come spiega infatti Massimo Frezzotti, dell’Università di Roma Tre, la stagione di ablazione, cioè di fusione del ghiacciaio, ormai dura sempre più a lungo. Spesso si protrae fino ad autunno inoltrato, arrivando a volte anche fino alla fine del mese di Novembre.

 

Il Ghiacciaio del Calderone non è più un ghiacciaio già dal 2000

Ed è così che il ghiacciaio sta scomparendo, ormai ne rimangono solo pochi, piccoli lembi e dal 2000 non è più neanche considerato un ghiacciaio. Il Calderone è infatti stato declassato a glacio nevato. A 2650 m di altitudine, si trovano ora solo pochi residui di ghiaccio sotto i detriti, li dove 100 anni fa vi sarebbero stati almeno 70 m di ghiaccio, ormai perduti per sempre.

Così come avverrà per l’intero ghiacciaio, che scomparirà entro i prossimi decenni, ricordandoci quanto sia urgente intervenire al più presto per cercare di arginare i disastri provocati dal cambiamento del clima e dal riscaldamento globale.

Oceani, montagne, barriere coralline, ghiacciai, foreste e interi habitat ed ecosistemi, l’uomo distrugge la Terra senza preoccuparsi che questo significa distruggere la nostra terra, il nostro Pianeta, e alla fine se stesso.

Nel frattempo l’Amazzonia e la Siberia bruciano e, come dichiara Frezzotti, secondo i moderni modelli di previsione, i ghiacciai italiani continueranno a ridursi drasticamente ed entro il 2030/2050, tutti i ghiacciai sotto i 3000 m saranno scomparsi.