Al centro della Via Lattea si trova un buco nero supermassiccio ora poco attivo, Sagittarius A* (Sgr A*), ma il passato del cuore nero della nostra galassia potrebbe non essere stato sempre così tranquillo.

 

Quando esplose il cuore della Via Lattea

Secondo alcuni ricercatori infatti, circa 3,5 milioni di anni fa, Sgr A* avrebbe dato luogo ad una gigantesca esplosione, talmente potente da emettere radiazioni che si sono spinte ben oltre la galassia stessa. Quando i primi uomini si aggiravano sulla Terra, nel centro della galassia che ospita il nostro Pianeta, accadevano quindi eventi di immane potenza.

L’esplosione fu probabilmente causata dall’attività nucleare e fu così potente da estendersi oltre il Ponte Magellanico, il fiume cosmico di gas che collega le due nubi di Magellano e che si trova oltre 200.000 anni luce oltre la Via Lattea.

 

Un passato non proprio sereno, la Via Lattea in tumulto

Ed è proprio l’analisi dell’impatto di tale esplosione sul ponte Magellanico ad aver fornito agli studiosi, gli elementi per la ricerca, che è ora pubblicata su arXiv, in attesa di pubblicazione sul The Astrophysical Journal. Uno studio condotto da un un team internazionale guidato dai ricercatori dell’Università di Sydney, dell’Università della California di Berkley e del progetto ARC Centre of Excellence for All Sky Astrophysics in 3 Dimensions (ASTRO-3D), in collaborazione con il Mount Stromlo Observatory dell’Università Nazionale Australiana (ANU), con l’Università della Carolina del Nord e con lo Space Telescope Science Institute.

La coautrice dello studio, Magda Guglielmo, ha dichiarato che i risultati della ricerca “cambiano radicalmente la nostra comprensione della Via Lattea. Abbiamo sempre pensato alla nostra galassia come a una galassia inattiva, con un centro non così luminoso. Questi nuovi risultati aprono invece la possibilità di una reinterpretazione completa della sua evoluzione e natura.”

 

La ricerca sulle molecole cariche del Ponte di Magellano

La ricerca, guidata dall’astrofisico Joss Bland-Hawthorn, si è concentrata sullo studio di alcune zone del Ponte Magellanico. Da alcune osservazioni del telescopio spaziale Hubble, queste zone sono infatti apparse ai ricercatori come fortemente ionizzate. Questo ha indotto i ricercatori a pensare che qualcosa avesse ionizzato le molecole delle zone in questione, aggiungendo o togliendo elettroni e dandogli così una carica elettrica.

I ricercatori hanno dunque ipotizzato che la causa della ionizzazione di queste zone del gas del Ponte, sia una conseguenza di una enorme esplosione di Sgr A*. Si tratta dunque di una probabile prova di un evento che in precedenza era stato solo ipotizzato.

In passato infatti erano già state trovate delle evidenze di questo spaventoso evento, proprio dallo stesso team di ricerca nel 2013. Ad esempio erano state rilavate delle zone di raggi gamma e raggi X che si estendono sopra e sotto il piano della Via Lattea, per quasi 50.000 anni luce. La ionizzazione delle porzione di nubi di gas del Ponte Magellanico sembrano essere perfettamente corrispondenti con queste zone ad alto contenuto di raggi gamma e X.

 

Il Flare di Seyfert, un impressionante cono di energia

La forte esplosione avrebbe quindi prodotto due immensi coni di radiazioni che hanno attraversato tutta la galassia, un cosiddetto “flare di Seyfert” (bagliore di Seyfert) conosciuto con la sigla di BH2013,. Da una piccola area attorno a Sgr A*, si sarebbero poi espansi fino a giungere al Ponte Magellanico, alterando la carica delle molecole di gas che lo compongono, nell’area dove sono state colpite dal cono di radiazioni.

La potente esplosione, così immensa da spingere molto lontano le radiazioni, sarebbe durata circa 300.000 anni secondo i ricercatori. Un tempo davvero breve se si considera una scala temporale cosmica.