È ormai quasi un anno, dal 3 dicembre del 2018, che la sonda della NASA, OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security, Regolith Explorer), sorvola l’asteroide Bennu inviando sulla Terra dettagli sulla sua struttura. In questo periodo molte sono le informazioni che abbiamo ricevuto e Bennu non smette mai di sorprenderci. Sembra infatti che l’asteroide stia espellendo nello spazio delle particelle di roccia dalla sua superficie.

 

L’asteroide Bennu, un antico pezzo di universo

Bennu è un asteroide Near-Earth di tipo carbonaceo, un asteroide antico e primitivo del diametro di circa 490 m. Questo tipo di asteroidi vengono tenuti molto in considerazione dai ricercatori, in quanto ritenuti la fonte dei meteoriti condriti carbonacei, ritenuti di grande importanza per lo sviluppo della vita, in quanto ricchi di materiali organici. Proprio per questo motivo la NASA ha deciso di studiare Bennu e di cercare di portare sulla Terra un pezzetto di questo asteroide, che potrebbe raccontarci come era il Sistema Solare 5 miliardi di anni fa.

Per ora sappiamo che Bennu non è una roccia unica, ma un agglomerato di rocce e polveri, tenute assieme dalla reciproca attrazione gravitazionale e dalla forza coesiva della polvere. Un a struttura che probabilmente è la conseguenza di una importante collisione subita da Bennu.

 

Bennu in piena attività: il lancio di pietre nello spazio

Tra le importanti caratteristiche di Bennu, scoperte da OSIRIS-REx, vi è la presenza di acqua sulla sua superficie, sotto forma di fillosilicati idrati. Inoltre, come si è osservato per la priva volta all’inizio di quest’anno, Bennu è un asteroide attivo ed emette pietre nello spazio.

Per cercare di capire a cosa sia dovuto questo fenomeno, è a lavoro un team di ricercatori guidato da Dante Lauretta, professore di scienze planetarie e cosmochimica all’Università di Tucson in Arizona. Lauretta ed il suo team hanno analizzato i dati trasmessi da Osiris-Rex e grazie alle loro ricerche hanno capito che il fenomeno osservato il 6 gennaio 2019 era solo una piccola parte di un fenomeno molto più complesso, di cui fanno parte anche altri due eventi simili a quello di gennaio, uno avvenuto il 19 dello stesso mese e l’altro nel mese di Febbraio.

Le pietre che Bennu espelle a gran velocità, hanno un diametro fino a 10 cm e le zone da cui sembrano partire, non hanno caratteristiche particolari, ma sembrano essere del tutto simili a tutto il resto dell’asteroide. Qual è allora il meccanismo che porta alle espulsione delle pietre? I ricercatori non ne sono ancora sicuri ma, tra le tante cause possibili, tre ipotesi sembrano essere le più probabili.

 

Le tre ipotesi principali per l’emissione di pietre nello spazio dell’asteroide Bennu

Una di queste è la sublimazione delle piccole quantità di ghiaccio presenti sulla superficie dell’asteroide Bennu. La sublimazione del ghiaccio porta infatti ad un emissione di vapore che potrebbe trasportare con se il materiale più leggero. Ma su Bennu, anche se c’è acqua in superficie nei fillosilicati, non è ancora stata riscontrata la presenza di ghiaccio. Questa ipotesi dunque non può essere ne confermata ne abbandonata del tutto.

Una teoria che sembra invece più probabile è quella che vede le pietre emesse nello spazio come conseguenza dell’impatto di piccoli meteoriti sulla superficie di Bennu. Questo asteroide infatti si trova in una porzione di spazio dove il flusso di meteoroidi è abbastanza consistente da poter spiegare le emissioni di rocce osservate su Bennu in quest’anno.

La terza ipotesi avanzata è l’emissione a causa della rottura termica delle rocce. Lo stress termico a cui sono sottoposte le rocce, causato dal Sole, può portare le rocce a frammentarsi improvvisamente e la microgravità di Bennu fa si che le rocce frammentate finiscano con l’essere espulse.

 

Lo stress termico sembra essere l’ipotesi più probabile

Ad avvalorare questa ipotesi vi è il fatto che tutti i maggiori eventi di espulsione sono stati osservati in quello che è il pomeriggio di Bennu nelle verse zone di espulsione, quindi dopo un certo numero di ore che la superficie era esposta alla luce solare.

Inoltre l’evento maggiore, quello del 6 Gennaio, è avvenuto quando l’asteroide Bennu si trovava al suo perielio, ovvero il punto della sua orbita in cui è più vicino al Sole. Anche i momenti successivi a questo evento sembrano accreditare maggiormente questa ipotesi. Il fatto che l’espulsione si sia diramata in tutte le direzioni e che gli eventi successivi siano stati di minore intensità, potrebbe essere infatti conseguenza del fatto che l’asteroide, proseguendo la sua orbita, si allontanava dal Sole.

A provocare le emissioni secondarie, potrebbero anche esser stata la ricaduta delle pietre espulse nelle emissioni precedenti. Inoltre anche la disidratazione dei fillosilicati, conseguenza del loro riscaldamento, che emette getti di vapore, potrebbe lanciare le pietre nello spazio.

Per scegliere tra le diverse ipotesi, avremo bisogno di altri dati, altre informazioni, che ci giungeranno da OSIRIS-REx, con il suo occhio vigile ed attento puntato su Bennu.