Il solstizio d’inverno, è il momento astronomico in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione minima, rappresentando il giorno più corto dell’anno. Un momento ben preciso dunque per l’astronomia, che non cade sempre il 21 come tradizione vuole, quest’anno infatti si verificherà il 22 Dicembre alle 05:19.

 

Il solstizio d’inverno oltre l’astronomia: antiche tradizioni pagane

Ma oltre l’astronomia, oltre un momento scientifico preciso, il solstizio d’inverno ha sempre rappresentato qualcosa di speciale per l’uomo. Come gli equinozi ed il solstizio d’estate, è un rito di passaggio, un momento che segna una fine ed un nuovo inizio.

Il movimento del Sole e la sua importanza per tutti noi, sono segnati nella nostra storia già da tempi antichissimi. Stonehenge, il monumento megalitico di 5000 anni fa, è un monumento celebrativo proprio per il solstizio, così come lo sono anche Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda. I nostri antenati iniziarono dunque molto presto a celebrare questo rito di passaggio, e le tracce si ritrovano in tutto il mondo. Oltre all’Inghilterra e all’Irlanda infatti, vi sono testimonianze anche nelle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, ed in Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica.

In molti casi stava a significare il passaggio dall’oscurità alla luce. Dal solstizio infatti, il giorno più corto dell’anno, le giornate iniziano via via a farsi più lunghe e gradualmente il Sole inizia a restare un po’ di più nel cielo. Un passaggio non solo per la luce diurna, ma che ha avuto in passato grandi significati come la rinascita ed il risveglio interiori.

 

Yulè: l’antica tradizione nei culti neopagani

Il Solstizio d’inverno è dunque un evento da sempre atteso e festeggiato in molte culture. In Europa le antiche popolazioni ritenevano il solstizio d’inverno un momento molto importante. Ad esempio le popolazioni gallo celtiche lo chiamavano “Alban Arthuan” (“rinascita del dio Sole”), mentre i Germani, “Yulè” (la “ruota dell’anno”) e molti altri sono i nomi ed i significati attribuiti a questo particolare evento astronomico.

Yule, ovvero la festa del solstizio d’inverno per le popolazioni celtiche e germaniche, ha origini etimologiche non proprio chiare. È opinione diffusa, e forse sbagliata, che derivi dal termine norreno Hjól che significa ruota, con riferimento al fatto che durante il solstizio d’inverno, la ruota dell’anno è al suo minimo ed inizia a risalire. I linguisti invece, sono più inclini nel pensare che la parola Jól derivi da un substrato linguistico pre-indoeuropeo.

Nei linguaggi scandinavi inoltre, la parola Jul sta ad indicare sia il solstizio d’inverno che il Natale. A volte è anche usata per indicare altre festività che cadono nel mese di Dicembre. Questo termine è ormai in uso anche nelle lingue finniche, sebbene di origini diverse da quelle germaniche, dove indica il Natale.

Sta di fatto che, sopratutto nelle religioni neo pagane, Yule è una delle feste Wicca del neo paganesimo. Il solstizio d’inverno è infatti uno dei quattro Sabba minori, così come Litha (il solstizio estivo).

 

Tra tradizione pagana e cristianesimo: il solstizio d’inverno controllato da Giovanni Evangelista

Nelle tradizioni cristiane, il solstizio è rappresentato da una porta controllata dai due Giovanni: il Battista controlla quella del solstizio estivo, mentre l’Evangelista quella del solstizio invernale. Ciò deriva dall’antico mito romano in cui la porta del solstizio era governata dal Giano Bifronte. Quando il cristianesimo si diffuse a Roma, il Giano fu sostituito dai due Giovanni. Le porte dei due solstizi, rappresentano le due dimensioni che in questi eventi sono congiunzione, essendo le due porte aperte è possibile varcarle.