Il Natale è considerato una festa magica, dove gioia, serenità, pace e condivisione sono le parole d’ordine. Ma è così per tutti? Siamo davvero tutti ebbri di spirito natalizio e gioia? Per molte persone potrebbe non essere così. Alcuni infatti non sono pervasi dalla magia delle festività natalizie, né i loro occhi ed i loro animi sono incantati da tutto il brillare di luci, nastri, fiocchi e pacchetti. C’è chi durante le feste si sente malinconico più del solito e poco ispirato dalla magia del Natale. Queste persone vivono una particolare condizione, conosciuta come Christmas Blues (tristezza natalizia).

 

Quando il Natale porta tristezza

Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole di fumo
del focolare
(Giuseppe Ungaretti)

Queste sono le parole del poeta, scrittore, traduttore e accademico italiano del ‘900, Giuseppe Ungaretti, che così descrive la sua malinconia natalizia. Nella poesia, di cui si capisce solo dal titolo il riferimento al Natale, il poeta chiede solo di starsene in un angolo, lasciato “come una cosa dimenticata”, a godersi il caldo e le volute di fumo del focolare solitario. Un ritratto ben diverso dalle immagini di famiglie felici che scartano i regali attorno all’albero ricco di addobbi, strappando carte colorate e sciogliendo nastrini lucenti.

Molte persone dunque, a Natale si sentono afflitte da una sensazione di inadeguatezza, dovuta al fatto di non riuscire a condividere la gioia dilagante che sembrano provare tutti gli altri. Si prova una sensazione di malessere diffuso, nostalgia per il passato, tristezza, ansia, insonnia, apatia e stanchezza fisica e mentale.

 

La voglia di evitare tutto ciò che riguarda le feste ed il fantasma dei Natali passati

Tutto questo porta, proprio come desiderava Ungaretti, a rifuggire tutto ciò che ha a che fare con il Natale. Non si ha voglia di tuffarsi in un “gomitolo di strade” addobbate, piene di gente in cerca di regali, dell’ingrediente per il piatto speciale del pranzo di Natale, di stelle e luccichini. Anche a Natale si può essere tristi. Ogni persona vive stati d’animo diversi e soggettivi, che scaturiscono dal nostro vissuto e dalle situazioni personali. No, a Natale non dobbiamo essere per forza felici.

Il Natale e le vacanze raccolgono per molti una quantità enorme di emozioni e aspirazioni. Il piacere di stupire l’amato o la mamma con il regalo che tanto desideravano, il calore della famiglia finalmente riunita, quella compiacente sensazione di far del bene e di desiderio di donare e condividere.

Ma per molte altre persone ciò che si raccoglie sono tristezza e delusione da cui scaturisce anche una sorta di senso di colpa nel non provare la stessa euforia degli amici e dei parenti. Per chi soffre di Christmas blues, il Natale è quel momento in cui i fantasmi dei natali passati riempiono il cuore di nostalgia, e a volte anche gli occhi con qualche lacrima. Gli tornano alla memoria i Natali felici e quelli tristi, le persone che non sono presenti alla festa di Natale, magari perché la morte le ha strappate dalla loro vita o forse perché ci sono stati litigi ed incomprensioni.

 

Le riunioni familiari forzate e i resoconti di fine anno

A volte invece il problema è proprio il dover stare forzatamente con la famiglia. Spesso accade che il momento magico della riunione familiare, sia solo una scena teatrale dove si finge di amarsi e sopportarsi. Particolarmente difficile è a volte la situazione di figli di genitori divorziati. Se i genitori proprio non vanno d’accordo, il Natale potrebbe trasformarsi in una negoziazione dei momenti da condividere, come se i figli fossero ostaggi mentre i genitori si contendono l’evento più importante da trascorrere con i figli.

A volte invece, a destare sentimenti di insoddisfazione e una scarsa voglia di festeggiare, amare e gioire, contribuisce il fatto che il Natale è a ridosso della fine dell’anno, un momento in cui viene quasi naturale tirare le somme di quello appena trascorso. Ecco dunque che alcuni si trovano a confronto con un anno che magari è stato particolarmente difficile o deludente.

 

Chi rifugge il Natale va ascoltato e non discriminato

Chi si trova in questa particolare condizione deve potersi sentire comunque libero di vivere il Natale come preferisce, in rispetto del proprio stato interiore, ma può essere d’aiuto non isolarsi e non rimanere solo con “le quattro capriole di fumo del focolare”.

Bisogna lasciare che gli altri possano essere d’aiuto, non bisogna nascondere la malinconia, e non bisogna sforzarsi di mostrarsi allegri agli occhi degli altri. Allo stesso tempo familiari ed amici, possono essere d’aiuto cercando di non far pesare lo stato d’animo un po’ meno gioioso del loro. Non è bene evidenziare lo stato di sofferenza di una persona che potrebbe aver solo bisogno di aiuto e affetto.

Magari il Natale potrebbe trasformarsi in una occasione per creare momenti di tranquillità in famiglia, in cui si lasciano fuori i conflitti e lo si fa per il bene di qualcuno che ci è vicino e che sta soffrendo. In fondo, non è questa la vera essenza dello spirito natalizio? Donare una spalla su cui piangere e regalare, a qualcuno a cui vogliamo bene, un momento in cui possa esprimere le proprie emozioni liberamente senza sentirsi giudicato, potrebbe essere un regalo di Natale davvero eccezionale.

“I regali di latta e lustrini si sciupano subito, io ho un regalo migliore per te”

R. Bach – “Nessun luogo è lontano”