Florence Widdicombe, questo il nome della bimba inglese di 6 anni, che ha trovato nella sua cartolina di Natale una richiesta di aiuto proveniente dalla Cina. La bimba aveva acquistato il bigliettino decorato dall’immagine di un gattino con il cappello di Babbo Natale, da regalare ad una sua amica.

 

La cartolina di Natale con una richiesta d’aiuto

Nella cartolina di Natale distribuita da Tesco (una grande catena di supermercati britannica) per beneficenza, la bimba ha scoperto il messaggio di un prigioniero in Cina. Così recita la richiesta d’aiuto: “Siamo prigionieri stranieri nella prigione di Qingpu a Shangai in China. Obbligati a lavorare contro la nostra volontà. Per favore aiutateci e avvertite le organizzazioni per i diritti umani. Usate il link per contattare il signor Peter Humphrey”.

Humphrey è un ex giornalista che trascorse ben 23 mesi nella prigione citata nel biglietto. Il giornalista si trovò coinvolto infatti nella vicenda legata ad accuse di frode alla società farmaceutica Glaxo Smith Kline. Humphrey ha contattato altri ex detenuti della prigione cinese e ha poi raccontato l’intera vicenda alla testata Sunday Times, la quale ha deciso di pubblicarla il 22 Dicembre nella sua prima pagina.

 

La risposta di Tesco e della Cina

Subito è arrivata la risposta di Tesco, la quale ha dichiarato attraverso un suo portavoce, che l’azienda è ovviamente contraria ai campi di lavoro forzato e che, scioccati dalle accuse secondo le quali i detenuti venivano obbligati a produrre cartoline di Natale, ha subito sospeso la sua fornitura di questi biglietti di auguri dalla fabbrica in questione ed ha aperto un’indagine.

Subito è anche arrivata la risposta di Pechino. Il Ministero degli Esteri cinese ha affermato che l’intera vicenda è una farsa. “La prigione di Shanghai non ospita detenuti stranieri sottoposti a lavori forzati”, queste le parole del portavoce cinese Geng Shuang. Anche un portavoce dell’azienda incriminata, quella che fornisce i bigliettini a Tesco ha negato di aver costretto detenuti stranieri a lavorare contro la loro volontà.

 

Molti dubbi sulla vicenda

Chi siano i detenuti di cui si fa menzione nella cartolina di Natale non è chiaro. Peter Humphrey sostiene si tratti di alcuni suoi ex compagni detenuti, con cui ha condiviso la prigionia tra il 2013 ed il 2015. Il giornalista ha infatti dichiarato che all’epoca nella prigione di Shangai vi erano circa 200 detenuti stranieri, ammassati in gruppi di 12 in piccole celle spoglie e anguste.

Secondo Humphrey, al tempo della sua prigionia, il lavoro in carcere era presente, ma afferma si trattasse di lavoro volontario, tramite il quale i detenuti potevano acquistare sapone e dentifricio. Ma il giornalista ha anche dichiarato di essere rimasto in contatto con qualche detenuto, che gli avrebbe raccontato che il lavoro è ora diventato obbligatorio.

Fatto sta che ora la società Tesco si trova in grande imbarazzo. Anche perché le cartoline di Natale distribuite dall’azienda, sono vendute per beneficenza. Dalla vendita dei bigliettini sono infatti giunti nelle casse di British Heart Foundation, Cancer Research UK e Diabetes UK, circa 300.000 sterline.